Gli albanesi al gip: non esiste nessuna banda della coca

Primi interrogatori di garanzia per la maxi operazione Oggi all’Aquila è la volta del costruttore D’Alessandro
TERAMO. Negano l’esistenza della banda della cocaina, respingono le accuse di traffico e rinviano al mittente ogni accusa: dura poco meno di un’ora l’interrogatorio di garanzia dei due fratelli albanesi e del cittadino romeno arrestati venerdì scorso insieme ad altre cinque persone nell’ambito della mega indagine della procura distrettuale antimafia dell’Aquila. Arjan e David Gjini, in carcere a Castrogno, sono stati ascolati per rogatoria dal gip Giovanni de Rensis. Assistiti dall’avvocato Nello Di Sabatino, entrambi hanno fatto ammissioni soltanto su alcune contestazioni marginali contenute nell’ordinanza firmata dal gip dell’Aquila Romano Gargarella su richiesta del pm David Mancini. I fratelli hanno respinto le pesanti contestazioni di aver costituito un'associazione a delinquere con il romeno trentenne Adrian George Mare - anche lui detenuto nel penitenziario teramano e ascoltato ieri nell'interrogatorio di garanzia - e hanno negato aver avuto nell'imprenditore aquilano Walter D'Alessandro il finanziatore dell'attività criminale, così come invece sostiene l’accusa. I due hanno confermato di aver lavorato per le ditte edili di D'Alessandro e di poterlo dimostrare con testimonianze e buste paga, respingendo l l’accusa della procura secondo cui, invece, quei lavori erano fittizi e finalizzati soltanto al rilascio dei permessi di soggiorno. Il romeno Mare (difeso sempre da Di Sabatino) è ritenuto dall’accusa il custode della sostanza stupefacente importata in Abruzzo, ma al gip ha detto di essere solo un assuntore di sostanza stupefacente e di non aver ricoperto nessun ruolo. Il difensore dei tre non ha avanzato richieste di remissione in libertà, riservandosi di ricorrere ai giudici del Riesame contro l'ordinanza di custodia cautelare. Oggi, invece, al tribunale dell'Aquila, sarà la volta degli interrogatori degli altri cinque indagati, tra i quali il costruttore D'Alessandro (difeso dall’avvocato Vincenzo Calderoni), attualmente agli arresti domiciliari dopo essersi costituito nella serata di sabato ai carabinieri. L’uomo, nel giorno in cui è scattato il blitz, era in vacanza all’estero. Secondo l'accusa il costruttore avrebbe avuto un ruolo ben preciso all'interno dell'organizzazione criminale che era quello di mettere a disposizione dei corrieri albanesi auto di grossa cilindrata, tra cui la Lamborghini Gallardo che gli è stata sequestrata, e di fare assunzioni fittizie nelle sue imprese per regolarizzare la presenza in Italia degli stessi corrieri. All'uomo è stato sequestrato anche uno yacht. Tra i tanti consumatori (nessuno dei quali indagati) che periodicamente si rivolgevano ai due fratelli albanesi, le intercettazioni hanno catturato anche i nomi di un avvocato e di un politico teramani.(d.p.)
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