Ha il tetto di casa sfondato dalla neve e non può ripararlo
Notaresco, la protesta di un cittadino sfollato a Scerne «Nessuno mi autorizza a fare i lavori e tutto si deteriora»
NOTARESCO. La recente nevicata ha sfondato il tetto della sua abitazione ma lui, già sfollato dopo il terremoto, non può incaricare una ditta per ripararlo perchè nessuno gli dà l’autorizzazione. Intanto la casa abbandonata alle intemperie e al suo interno tutto si sta deteriorando. Questa è la situazione che stanno vivendo Aldo D’Angelantonio e i suoi familiari, costretti ad abbandonare la propria abitazione il 2 novembre 2016 perchè dichiarata inagibile attraverso un’ordinanza del sindaco di Notaresco Diego Di Bonaventura. «Ci siamo dovuti trasferire a Scerne», dice D’Angelantonio, «affittando un appartamento a mie spese in attesa dei sopralluoghi della Protezione civile mai avvenuti e più volte sollecitati. Poi l’eccezionale nevicata di gennaio ha provocato il parziale crollo del tetto causando danni che forse il terremoto non ha prodotto». Il 23 gennaio l’uomo si è rivolto al 115 per richiedere l’intervento dei vigili del fuoco, ma è stato invitato a chiamare il numero telefonico dell’Unità di crisi. «Ho chiamato immediatamente», continua il racconto, «e un addetto ha raccolto le informazione dicendomi di rimanere in attesa di una richiamata. Dopo aver atteso invano ho richiamato di nuovo e con molto stupore l’interlocutore mi ha detto che avevo chiamato il numero sbagliato e mi invitava a contattare un’altra utenza». Altra telefonata, questa volta al nuovo numero, ancora esposizione della situazione a un nuovo interlocutore il quale a sua volta raccoglie le informazioni e assicura D’Angelantonio che sarà ricontattato immediatamente». «Nel pomeriggio ricevo una chiamata dai vigili del fuoco di Teramo», continua lo sfollato di Notaresco, « ai quali descrivo il problema e con questi ci si accorda per un sopralluogo. Il 27 gennaio una squadra dei vigili effettua il sopralluogo e mi consiglia di richiamare il 115 lunedì 30 gennaio, passata l’emergenza, per stabilire la data dell’intervento». L’uomo, con pazienza, richiama il 115 da dove gli viene detto di aspettare la comunicazione della data per il nuovo sopralluogo. «Ad oggi non sono stato ricontattato», sbotta D’Angelantonio, «e mi sento abbandonato dalle istituzioni, a parte la vicinanza e la disponibilità del mio sindaco Diego Di Bonaventura, il quale soffre inerme insieme a me. A questo punto chiedo che venga revocata l’ordinanza in modo da poter fare eseguire i lavori a una ditta da me incaricata per la copertura provvisoria del tetto con un telone. L’imperversare del maltempo sta causando danni irreversibili che, credo, nemmeno il terremoto abbia provocato».
Federico Centola
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