Il braccialetto elettronico tarda Stalker scarcerato dopo 45 giorni

Giulianova, un mese e mezzo fa il giudice aveva concesso gli arresti domiciliari al 70enne armato ma a causa della carenza dei dispositivi elettronici l’uomo è rimasto a Castrogno fino a ieri
GIULIANOVA. Il giudice gli ha concesso gli arresti domiciliari un mese e mezzo fa, ma solo ieri ha potuto lasciare il carcere. Perchè nell’Italia dei paradossi i tempi della giustizia non sono mai quelli della vita reale. Sia per le vittime, sia per i condannati. E anche se solo qualche mese fa la Cassazione ha stabilito che la disponibilità numerica dei braccialetti elettronici non possa condizionare la concessione dei domiciliari il quotidiano è cosa diversa. Come per il 70enne commerciante giuliese, quello bloccato con l’arma carica sotto casa della donna a cui aveva inviato proiettili, che ha dovuto attendere 45 giorni in cella per poter avere l’assegnazione del dispositivo elettronico necessario per usufruire degli arresti domiciliari.
A luglio l’uomo ha patteggiato due anni e due mesi e successivamente il suo legale, l’avvocato Luigi Gialluca, ha presentato richiesta dei domiciliari che gli sono stati concessi. Ma l’uscita dal carcere non c’è stata perchè la detenzione a casa è stata subordinata all’uso del braccialetto elettronico che, tra tagli e casse pubbliche al verde, sono sempre di meno. Solo l’altro giorno ne è arrivato uno e ieri mattina l’uomo ha potuto lasciare il carcere. Il commerciante è finito in carcere dopo la richiesta di inasprimento fatta all’epoca dalla Procura (e concessa dal gip) che per l’uomo aveva chiesto ed ottenuto eccezionali esigenze cautelari ritenendolo «molto pericoloso».
Così il 22 marzo il commerciante è entrato a Castrogno anche se ha 70 anni, perchè – come di recente stabilito dalla sesta sezione penale della Cassazione che si è espressa sulla detenzione in carcere per gli ultra70enni – il carcere ci può stare laddove sussistano elementi di pericolosità «con il giudice tenuto a dar conto dell’esistenza di esigenze cautelari di intensità così elevata e straordinaria da rendere in concreto inadeguata ogni altra misura». E nei tempi dei femminicidi senza tregua è evidente come l’attenzione sia ai massimi livelli.
L’uomo era stato arrestato dai carabinieri che lo seguivano da gennaio, da quando la donna che conosceva da anni lo aveva denunciato. Probabilmente riuscendo a fermarlo prima che, sospetta la Procura, trasformasse le minacce in qualcosa di drammaticamente diverso. Forse un agguato, forse altro. Perché lui, ha circostanziato il pm Silvia Scamurra (titolare del fascicolo) negli atti del fascicolo, ai no di quella 47enne vicina di casa conosciuta da tempo non si era mai rassegnato. A tal punto che, ha sostenuto l’accusa, negli ultimi due anni aveva iniziato a mandarle lettere minatorie e soprattutto a lasciarle cartucce da caccia calibro 12 sull’auto, davanti casa o ad inviarle il tutto per posta.
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