Il Comune: «Tassa di soggiorno per avere più soldi in cassa»

21 Febbraio 2018

SILVI. «Mancanza di liquidità, dovuta a cronici mancati incassi di crediti accertati e tributi dovuti e all’emergere di nuovi fabbisogni di spesa». È la frase riportata nella delibera del Comune per...

SILVI. «Mancanza di liquidità, dovuta a cronici mancati incassi di crediti accertati e tributi dovuti e all’emergere di nuovi fabbisogni di spesa». È la frase riportata nella delibera del Comune per motivare l’introduzione della tassa di soggiorno e che sta suscitando accese polemiche. Il primo a contestarla è Antonio Del Vecchio, consigliere dimissionario con l’amministrazione guidata da Francesco Comignani e ora membro del coordinamento Silvi in Comune. Sul suo profilo Facebook, evidenziando la frase in questione, Del Vecchio punta il dito contro gli ex amministratori che «con il loro voto unanime espresso al bilancio di previsione in passato sono stati la causa di questa imposizione». Del Vecchio spiega inoltre di non essere contrario in linea di principio alla tassa di soggiorno, ma «occorreva attendere altro tempo per poter dare l’opportunità agli operatori di adeguarsi e essendo comunque una scelta di natura politica sarebbe stato compito della nuova amministrazione».
Gli operatori turistici, infatti, avrebbero voluto che l’introduzione di tale imposta fosse procrastinata al 2019, dato che già nei mesi di agosto e settembre hanno stipulato contratti con tour operator nazionali e internazionali e con clienti privati e per onorare i contratti, nei quali non è prevista l'imposta di soggiorno, saranno gli operatori stessi a doverla pagare per conto dei propri clienti. «Nonostante non ci siano per legge nessi tra i mancati incassi del Comune e le entrate derivanti dalla tassa di soggiorno», aggiunge Del Vecchio, «queste entrate aiuteranno comunque a riequilibrare il bilancio dell'ente». Sul caso è interviene anche l’ex vicesindaco Vito Partipilo chiamato in causa sulla questione. L'ex amministratore ha definito profondamente scorretta la motivazione riportata nella delibera per giustificare di fatto l’applicazione della nuova imposta.
«Il commissario o chi ha formulato quella frase», spiega, «ha evidentemente voluto rispondere alla delusione degli operatori turistici per l’introduzione della tassa, ma ha scritto un’inesattezza, visto che quell’argomentazione è contraddetta da altri atti». Partipilo cita la delibera sulle tariffe per i servizi a domanda individuale e chiarisce che questa «evidenza chiaramente come le quote non siano state aumentate perché le economie dell’ente lo consentono. Inoltre il provvedimento sulla tassa di soggiorno scritto in questa maniera espone l’ente a un probabile ricorso al Tar, in quanto dato la legge prevede chiaramente che le entrate derivanti da questa tassa non possono essere usate per altri scopi se non per finalità legate alla promozione del turismo».
Evelina Frisa
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