Infarto dopo il diverbio con un 17enne, prof trasferito in cardiologia

Lascia la terapia intensiva il docente che si era sentito male l'altro giorno. La moglie: «Grazie della solidarietà». Il coordinamento nazionale degli insegnanti: «Oggi la funzione educativa non viene più tutelata»
GIULIANOVA. Il trasferimento dalla terapia intensiva al reparto di cardiologia e la solidarietà di tanti colleghi, attuali ed ex, che per lui hanno creato un gruppo social: due modi diversi ma entrambi efficaci per lenire il cuore di Fabrizio Frezza, il 62enne insegnante di Cepagatti che da giovedì è ricoverato all’ospedale di Giulianova dopo essere stato colpito da un malore a scuola dopo un violento diverbio con uno studente 17enne. «La prima cosa è che fortunatamente mio marito sta meglio», dice la moglie Viola De Giorgi, «e la seconda è che abbiamo ricevuto tanta solidarietà. Un gruppo di docenti colleghi di mio marito ha creato un gruppo social e sicuramente queste attestazioni di vicinanza non possono che far bene Fabrizio anche se sicuramente non cancellano la gravità di quello che è successo». Il nuovo caso di violenza nelle scuole italiane è avvenuto all’Istituto professionale superiore per l’enogastronomia, turismo e servizi commerciali Crocetti-Cerulli di Giulianova dove Frezza insegna enogastronomia. I fatti, per cui la famiglia dell’insegnante ha annunciato una denuncia affidata all’avvocato Gennaro Cozzolino, si sono verificati nella mattinata di giovedì durante una lezione svolta dal docente e da un’altra insegnante in una classe dell’indirizzo scolastico dei tecnici dei servizi ristorativi.
Da una prima ricostruzione fatta, anche attraverso la testimonianza dell’altra prof e di un collaboratore scolastico intervenuto, l’alunno sarebbe stato invitato ad uscire fuori dall’aula dopo essere stato sorpreso a mangiare durante la lezione. Il ragazzo avrebbe continuato a rimanere in classe e al successivo invito rivolto dall’insegnante avrebbe risposto alzandosi dal banco, minacciandolo e avvicinandosi al volto del docente con fare aggressivo e con i pugni levati in direzione dell’insegnante a mimare dei colpi. Immediatamente sarebbe intervenuto un collaboratore scolastico a bloccare il 17enne.Dopo questo intervento il ragazzo avrebbe colpito la porta dell’aula con un pugno per poi allontanarsi in un crescendo di insulti e minacce. A questo punto i primi sintomi del malore per il docente che si è accasciato a terra dopo aver accusato un forte dolore al petto e alla schiena.
La dirigente scolastica Cristina Di Sabatino ha annunciato, dopo aver sentito il ragazzo e i familiari, accertamenti per ricostruire l’accaduto. «Ho ricevuto la telefonata del vice preside», racconta la moglie del docente, «che mi ha annunciato l’intenzione della preside di sentire telefonicamente mio marito». E sul caso di Giulianova è intervenuto il coordinamento nazionale dei docenti della disciplina Diritti umani. «Preoccupa, in particolare, la possibilità che un richiamo venga percepito come una provocazione alla quale rispondere alzando la voce, opponendosi in modo aggressivo o assumendo atteggiamenti intimidatori», scrive il presidente Romano Pesavento, «se gli accertamenti dovessero confermare comportamenti di questa natura, sarebbe improprio considerarli una semplice intemperanza adolescenziale o un ordinario conflitto tra docente e alunno. Esiste un limite oltre il quale il dissenso cessa di essere confronto e diventa una condotta incompatibile con la convivenza scolastica. La funzione educativa non viene tutelata minimizzando i comportamenti problematici. Uno studente cresce anche attraverso l’incontro con adulti capaci di indicare con chiarezza ciò che è consentito e ciò che non lo è. Assumersi una responsabilità significa comprendere che le proprie azioni producono conseguenze. Se questo passaggio viene continuamente attenuato, rinviato o eluso, la regola perde progressivamente significato».
Il coordinamento, nell’esprimere solidarietà all’insegnante e augurargli il miglioramento delle sue condizioni di salute, così conclude: «Una scuola nella quale un docente debba temere le conseguenze di un richiamo non è una scuolapiù aperta al dialogo. È una scuola nella quale rischia di incrinarsi uno dei presupposti essenziali dell’educazione: il riconoscimento reciproco dei ruoli e delle responsabilità. Alla comunità scolastica del “Crocetti-Cerulli” spetta ora il compito di ricostruire con precisione quanto avvenuto e di assumere, con equilibrio e fermezza, le decisioni conseguenti. La scuola non ha bisogno di un’autorità costruita sulla severità fine a se stessa. Ha bisogno di una certezza molto più semplice e concreta: che una regola abbia valore, che un richiamo venga rispettato e che nessun insegnante sia lasciato solo quando esercita con correttezza la responsabilità che gli è stata affidata».
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