L’assassino di Costantini è libero Ha scontato dodici anni di pena

Fine detenzione per il 31enne marocchino che uccise con 14 coltellate l’artigiano e allenatore teramano Il giovane è su una sedia a rotelle. Ha sempre detto: «Per quello che ho fatto le scuse non bastano»
TERAMO. Il fine pena è arrivato dopo gli ultimi anni scontati con l’affidamento ai servizi sociali, il carcere e i domiciliari su una sedia a rotelle. Perché un omicidio resta un omicidio e le vittime restano vittime. Ma in uno Stato di diritto, così come più volte stabilito dalla Cassazione e come la Corte europea dei diritti dell’uomo ricorda ogni giorno, si può impedire che per un detenuto, in questo caso un detenuto malato, la pena diventi un trattamento inumano. Lui è Mounaim Diab, marocchino di 31 anni, condannato a 15 anni per l’omicidio del 69enne Max Costantini, conosciutissimo ex pesista ed allenatore teramano, ucciso nel 2008 nel suo laboratorio artigianale di San Nicolò: quattordici coltellate sferrate, così si è sempre difeso Diab davanti ai giudici, nel tentativo di respingere delle presunte avances sessuali dell’uomo.
Diab ha scontato nove anni e cinque mesi di reclusione, oltre a due anni e otto mesi di riduzione della pena a titolo di liberazione anticipata. Nel 2018 il tribunale di sorveglianza ha accolto la richiesta di affidamento per gli ultimi tre anni e cinque mesi. Dal 2012 l’uomo è su una sedia a rotelle perché affetto da spondilite anchilosante, una grave malattia progressiva reumatica delle anche che non gli consente di muoversi. E proprio a causa delle sue condizioni di invalido al 100% dichiarate incompatibili con il sistema carcerario ha trascorso otto anni agli arresti domiciliari nell’abitazione teramana della madre. Una concessione, quella dei domiciliari, arrivata dopo una lunga battaglia legale combattuta dal suo avvocato Gennaro Lettieri tra decine di ricorsi e istanze. Sul caso all’epoca intervenne anche l’allora ministro della giustizia Paola Severino che, in risposta a una lettera dello stesso Lettieri, dispose che il giovane fosse trasferito dal carcere di Opera al policlinico di Milano per essere urgentemente operato all’anca destra. Intervento a cui negli anni ne è seguito un secondo a quella sinistra.
Nell’ultimo provvedimento di differimento il tribunale di sorveglianza, con il collegio presieduto da Francesca Del Villano Aceto, ha messo nero su bianco che «le attuali condizioni del condannato, in ragione delle gravi patologie da cui è affetto e dallo stato di deperimento fisico, incidono in maniera rilevante sulla sua autonomia, in quanto determinano un importante grado di disabilità».
Prima che il tribunale di sorveglianza gli concedesse il differimento della pena, Diab è passato dal carcere di Teramo a quello dell’Aquila, da quello di Viterbo a quello di Milano. Nel 2015 l’avvocato Lettieri aveva presentato anche una richiesta di grazia successivamente respinta. In quell’occasione il giovane, arrivato in Italia a 15 anni con la madre, aveva detto: «Per quello che ho fatto le scuse non bastano». Perché nel tempo i macigni sono diventati macerie. Senza dimenticare.
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