L’era dell’elettronica chiude LB «Nel ’69 pionieri della modernità»

5 Febbraio 2021

Lo storico negoziante Livio Bandini lascia dopo 52 anni, nella sua attività intere generazioni Nella famiglia un eroe e un attore: «Dal Nord portavamo in città gadget, bigiotteria e poster» 

TERAMO. Una signora compra la vecchia edizione di un giallo di Patricia Highsmith, due ragazze cercano degli orecchini, un ragazzo un profumo. «Il movimento c’è sempre stato, ma mai vista questa affluenza»: divertito e stupito Livio Bandini commenta l’andirivieni nel suo negozio LB, due vetrine su via Comi e all’interno un indescrivibile assortimento di bigiotteria, profumeria, oggettistica, gadget, libri, foulard, occhiali e molto altro.
Da quando in città si è saputo che la storica attività commerciale del signor Livio chiude, dopo 52 anni, in negozio arrivano più clienti del solito, invogliate (sono soprattutto donne) dai prezzi stracciati e forse, le più grandi, anche dal desiderio di riafferrare un istante della gioventù. Sì, perché LB, dalle iniziali del commerciante, nel 1969 comparve sotto i portici del Banco di Napoli come una novità per Teramo, il negozio giovane che mancava, dove ragazze e ragazzi andavano a colpo sicuro per scegliere il regalo originale e conveniente, il poster del cantante o del complesso (all’epoca le band si chiamavano così) preferito, il patchouli o altre essenze esotiche, collanine e orecchini, che poi il buco alle orecchie te lo facevano Livio e la moglie, Liliana Scartozzi, scomparsa nel 2015.
Una bella coppia affiatata e moderna, che consigliava con cordialità e professionalità. «Non si sa a quante persone abbiamo fatto i buchi alle orecchie, generazioni!» esclama Bandini, che la voglia di abbassare definitivamente la serranda nemmeno l’avrebbe: «Mi tocca chiudere. Ho il permesso fino al 10 marzo. Io un piccolo sforzo per continuare lo farei pure». Ma scontrino elettronico e registratore di cassa telematico lo hanno scoraggiato, al pari di tanti veterani del piccolo commercio che in tutta Italia chiudono a malincuore. Intanto Livio apre ogni mattina il negozio. Fisico asciutto, 88 anni a giugno, tutti i ricordi e tutti i capelli ben saldi in testa, la voce appena arrochita dalle sigarette. Tra i ricordi più forti, presenza costante nel discorso, il figlio Stefano, l’eroico pilota di canadair al quale è intitolata la villa comunale, morto 38enne nel 2005 col copilota Claudio Rossetti durante un servizio anti incendio in Versilia. Un anno dopo la morte di Stefano, sportivo come il fratello minore Andrea, Livio ha preso a correre la Maratonina Pretuziana: «L’ho corsa fino a 80 anni. Ma continuo a fare lunghe camminate. Ho fatto sempre tanto sport. Come Stefano, che giocava a rugby. Da piccoli portavo lui e Andrea in montagna, a sciare, a camminare». Di radici marchigiane i Bandini: Livio, nato a Falconara, Franco, Giorgio, Maria Pia, «l’unica nata a Teramo».
Il commercio tradizione di famiglia: «Mio padre Lamberto aveva in corso San Giorgio la Genepesca, aperta nel 1937 dove ora c’è il negozio di stoffe D’Ottavio. Prima aveva avuto un alimentari sotto al Duomo, in una delle case addossate alla cattedrale. Litigavo spesso con lui perché preferiva il secondogenito Franco». L’altro fratello Giorgio, morto nel 2014 nella sua piccola patria Teramo, è tra i nomi che hanno fatto la storia della radio italiana, pioniere del radiodramma Rai, genere entrato nel cuore del pubblico. «Nel 1968 vinse il Premio Italia», dice con orgoglio Livio. «Andò a Roma per studiare medicina, ma la passione per il teatro gli fece lasciare l’università per l’Accademia d’arte drammatica. Nostro padre, dopo tanti sacrifici, si arrabbiò moltissimo. Ha vinto tanti premi Giorgio, un comunista sfegatato dentro la Rai democristiana».
Suoi i libri in vendita da LB: gialli Urania, romanzi di maestri del brivido, Cornell Woolrich, S.S. Van Dine, Ellery Queen. «Solo una piccola parte della libreria di Giorgio, che mi ha lasciato 1300 libri». Negli anni in cui Giorgio s’imponeva come autore Rai, Livio lasciava la rappresentanza di grossi marchi («Saila, Butòn con Vecchia Romagna e Rosso Antico») per aprire LB: «Era in vendita la profumeria sotto i portici del Banco di Napoli e io e mia moglie la rilevammo. Nel 1969 a Teramo non c’era un negozio di bigiotteria, gadget e altri articoli per i giovani. Liliana e io ci muovevamo nelle fiere del nord. Andavo a Milano nelle ditte a rifornirmi e riportavo le novità».
Ambitissimi i poster, raccolti negli espositori fuori dal negozio, che mani adolescenti sfogliavano fino a trovare il manifesto giusto: «Marilyn, Madonna, sport, paesaggi. Costavano 2-3mila lire. Gli ultimi 750 sono stati acquistati in blocco da due appassionati dell’Emilia dopo che mio figlio Andrea aveva fatto pubblicità sui social». Negli anni Settanta-Ottanta andavano a ruba profumi francesi e bigiotteria, anche quella d’alta moda che sfiorava le 300mila lire. I profumi: ancora oggi le fragranze che avvolgevano entrando da LB sono la struggente madeleine per ragazze e ragazzi degli anni Settanta.
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