La difesa della Mastropietro «Nessun reato, solo suggestioni»

24 Settembre 2019

TERAMO. In punta di diritto, con un rigore quasi matematico a vivisezionare quello che in quasi sette ore di arringa definisce sempre «un editto accusatorio privo di ogni fondamento». Tocca all’avvoca...

TERAMO. In punta di diritto, con un rigore quasi matematico a vivisezionare quello che in quasi sette ore di arringa definisce sempre «un editto accusatorio privo di ogni fondamento». Tocca all’avvocato Guglielmo Marconi, nella sua veste di difensore della ex dirigente dell’ufficio urbanistica del Comune di Giulianova Maria Angela Mastropietro, aprire la prima delle tre udienze riservate alle arringhe difensive nel processo Castrum, quello con undici imputati per reati che vanno dalla corruzione alla tentata concussione e per cui i pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta hanno chiesto complessivamente 50 anni di carcere. Un presunto sistema di appalti e mazzette a capo del quale la Procura mette proprio la funzionaria che – sostiene l’accusa – nella sua veste di dirigente avrebbe favorito privati in cambio di lavori assegnati all’impresa edile Rima del marito Stefano Di Filippo (uno degli imputati (ndr). «Non emergono mai prove di accordi corruttivi», dice Marconi che da profondo conoscitore delle procedure puntella ogni circostanza con sentenze di Cassazione, «ci sono solo suggestioni, enfasi, supposizioni che si scontrano con il vaglio probatorio. Neanche labili indizi su quella che è l’accusa di costante asservimento della Mastropietro ai privati. Non ci sono circostanze per parlare di scambio di favori e nè tantomeno per ipotizzare una gestione di fatto della Rima da parte della Mastropietro». Sulle intercettazioni – usate dalla Procura a fondamento l’impianto accusatorio – dice: «I vari pronunciamenti della Cassazione offrono tutti gli strumenti necessari sul loro utilizzo. Il contenuto captato deve essere valutato sul piano logico e probatorio. Sarebbe pericoloso se questo non fosse fatto. La lettura va compiuta a 360 gradi, ragionando sul contesto in cui le conversazioni si sviluppano». E ancora: «Non mi è piaciuto per niente che i pm abbiano considerato il tenore di vita tendenza di attività criminale. È un modo scorretto di evocare i reati. Da questo punto di vista abbiamo chiarito tutto, la provenienza di ogni versamento sui conti è stata ricostruita dettagliatamente».
Nel pomeriggio è stata la volta dell’avvocato Stefano Cappellu, difensore di De Filippo che nella sua arringa ha parlato di «ricostruzioni illogiche e testimonianze prive di attendibilità». Aggiungendo: «L’istruttoria non ha apportato nessun elemento a sostegno dell’accusa. Anzi è emersa ancora di più la serietà professionale e intellettuale di De Filippo che non mai evocato il ruolo della moglie». Entrambi i difensori hanno chiesto l’assoluzione perchè il fatto non sussiste. Oggi nuova udienza davanti al collegio presieduto da Franco Tetto (a latere Sergio Umbriano e Carla Fazzini).(d.p.)
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