La nascita di Stellantis minaccia 800 posti di lavoro in provincia

Confindustria Teramo scrive al presidente nazionale Bonomi: «Se si sposta la produzione all’estero è a rischio la nostra filiera dei componenti, bisogna intervenire sul gruppo e sul governo Draghi»
TERAMO. La filiera dell'automotive, che in provincia di Teramo conta migliaia di occupati rappresentando insieme all'agroalimentare l'ossatura portante del sistema industriale, è uno dei settori che nel corso degli anni ha investito di più in innovazione tecnologica e ricerca, riuscendo a guadagnarsi un'importante fetta di mercato e a lavorare, in tema di componentistica, per i più grandi gruppi industriali. Il settore ora però, invece di agganciare la ripresa, rischia di restare al palo. A preoccupare, infatti, sono alcune dinamiche legate alla nascita di Stellantis, con la fusione dei due colossi della produzione di auto Fca e Psa, e i primi segnali di uno spostamento di parti della produzione fuori dall'Italia.
LA LETTERA. La preoccupazione è tale che il presidente di Confindustria Teramo Cesare Zippilli ha scritto al presidente nazionale dell'associazione imprenditoriale Carlo Bonomi per chiedere un suo intervento sia verso Stellantis che verso il Governo Draghi perché il gruppo internazionale spinga sulla qualità garantendo i numeri della produzione in Italia. Zippilli ha evidenziato come l'eventuale esclusione delle aziende teramane della filiera dell'automotive dalle forniture di componentistica dei nuovi modelli di Jeep, Alfa Romeo e Fiat porterebbe alla morte di queste stesse aziende e un danno irreparabile per lo sviluppo del tessuto industriale della provincia. «Il tema è molto preoccupante», sottolinea Zippilli, «le aziende della provincia hanno investito moltissimo sull'innovazione tecnologica e la qualità di prodotto e con la ripartenza ci buone prospettive per l'intera filiera. Ma i segnali che ci arrivano ci spingono a tenere alta l'attenzione». Alcune linee produttive dovrebbero infatti essere spostate in Spagna e Francia, e la paura è che presto venga spostata fuori dall'Italia anche la produzione di modelli di alta gamma. Stesso discorso vale per i prodotti della filiera, con l'acquisto spostato verso la Cina. «Le due battaglie che ho chiesto a Bonomi di combattere riguardano la qualità dei prodotti e i numeri della produzione», continua Zippilli, «dobbiamo infatti pretendere che la competizione a livello mondiale sulla fornitura dei componenti avvenga ai livelli più alti. Più alziamo la qualità del prodotto e più noi italiani siamo competitivi».
I NUMERI. Altro aspetto fondamentale per Confindustria è quello del numero dei veicoli prodotti in Italia, tema chiave per la tenuta della filiera di prossimità e quindi per le aziende teramane. «L'eventuale produzione di veicoli elettrici nello stabilimento di Melfi, in termini di numeri, non potrebbe certo garantire la filiera», conclude Zippilli, «per questo bisogna premere su Stellantis affinché punti ad alzare sempre di più il livello qualitativo della richiesta dei prodotti della filiera automotive e perché garantisca i numeri della produzione».
IL SINDACATO. Preoccupazioni, quelle di Confindustria, condivise da tempo dai sindacati di categoria. «Il settore dell'automotive e il suo indotto, nonostante non se ne parli, occupano più di 2.500 lavoratori», sottolinea Marco Boccanera della Fim Cisl, «l'intera area industriale di Villa Zaccheo, a Castellalto, esprime alcune delle principali realtà del territorio. Penso alla U.Form, alla Susta Stampi, alla Mta, alla Pcm, alla Glm, solo per citarne alcune». Aziende che durante la pandemia, anche per far fronte alla difficoltà di reperimento delle materie prime e a un calo produttivo, sono riuscite in molti casi a non mettere i lavoratori in cassa integrazione facendo loro smaltire le ferie pregresse. E c'è chi, come la Pcm, che conta oltre 150 dipendenti, ha deciso di far smaltire le ferie pregresse agli assunti a tempo indeterminato per evitare di lasciare a casa gli interinali. Aziende che nonostante la crisi potrebbero agganciare la ripresa ma che rischiano di ritrovarsi fuori dalla filiera. «Stellantis tende a internalizzare la produzione dei componenti», continua Boccanera, «ed è chiaro che le nostre aziende se si ritrovano senza commesse chiudono. Credo debba intervenire anche la Regione, andando a parlare con i vertici del gruppo». A rischio, secondo Boccanera, ci sono 800-900 posti di lavoro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

