Lotta a Covid e nuove pandemie: lo Zooprofilattico è in prima linea

9 Settembre 2021

Visita a Teramo delle autorità sanitarie della Tunisia per confermare la collaborazione con l’Istituto  Il dg D’Alterio: «L’obiettivo è fare ricerca insieme per scoprire gli agenti patogeni emergenti»

TERAMO. L'Istituto zooprofilattico "Caporale" di Teramo è in prima linea non solo nella lotta contro il Covid, ma anche nello studio di eventuali patogeni emergenti che potrebbero causare nuove pandemie.
Ieri mattina, nella sede di Colleatterato, sono state infatti presentate le nuove collaborazioni scientifiche tra l'Izs e la Tunisia, tra le quali rientra un progetto che vedrà da un lato il supporto alla diagnosi approfondita e avanzata di campioni biologici raccolti negli ospedali di Tunisi, con l'obiettivo di ottenere informazioni su eventuali patogeni emergenti che potrebbero scatenare future pandemie, oltre che su nuove varianti Covid, e dall'altro uno studio sui vaccini di nuova generazione e in particolare su quelli a Rna. Il progetto è stato illustrato in una conferenza stampa alla quale hanno preso parte Mohamed Hechmi Louzir ed Henda Triki, rispettivamente direttore generale e responsabile del laboratorio di Virologia dell’Istituto Pasteur di Tunisi, Safa Bouwazra e Yosra Kerkeni del ministero della Sanità della Tunisia, il responsabile della Microbiologia dell’ospedale Charles Nicolle di Tunisi e il delegato dell’Oms di Tunisi, Ramzi Ouhichi.
«Il quadro è quello del G20 della sanità», ha detto il direttore generale dell’Isz Nicola D'Alterio, «dove i ministri della Salute hanno sottoscritto una risoluzione in cui tra i punti fondamentali c'è quello relativo alla condivisione di un approccio “One Health”, che consideri la salute dell'uomo, quella degli animali e quella dell'ambiente come un sistema unico». Il direttore dell'Izs ha spiegato che «l'idea di fondo di questa collaborazione è quello di fare ricerca insieme e condividere le informazioni sulla scorta di quanto abbiamo imparato durante questa pandemia». Pandemia che ha visto l'Izs avviare diverse collaborazioni scientifiche internazionali e ospitare, a fine luglio, i primi due ricercatori della Tunisia che si sono formati nei laboratori dell'istituto sul sequenziamento del genoma del Sars-CoV-2 attraverso un progetto finanziato dall’Oms che proseguirà nel 2022. «Da oltre 15 anni lavoriamo con il ministero dell'Agricoltura e i servizi veterinari della Tunisia», ha aggiunto D'Alterio, «e oggi cominciamo questo rapporto con il ministero della Salute tunisina e con la migliore sanità della Tunisia, con un progetto che avrà una durata di circa 3-4 anni e che si svolgerà essenzialmente per ora su due pilastri fondamentali: uno è quello del supporto nella diagnosi approfondita e avanzata di campioni biologici raccolti negli ospedali di Tunisi, anche attraverso l'istituto Pasteur, in modo da ottenere informazioni su eventuali nuovi patogeni che potrebbero essere fonte di nuove pandemie, con l'obiettivo di creare una piattaforma informativa condivisa che parta dalla Tunisia ma coinvolga anche gli altri paesi del Mediterraneo. L'altro è quello di uno studio sui vaccini di nuova generazione, sempre in collaborazione con l'istituto Pasteur, coinvolgendo anche i privati». Il direttore dell’Istituto Pasteur ha messo in risalto il grande sostegno che la Tunisia sta ricevendo da Paesi come l’Italia per contrastare la pandemia, aggiungendo che «le collaborazioni in cantiere con l’Istituto di Teramo sono di fondamentale importanza per condividere conoscenze, capacità e risorse non solo per la pandemia da Covid-19 ma in un’ottica più ampia al fine di contrastare le possibili emergenze future». Intanto, lo Zooprofilattico prosegue nell'attività di sequenziamento dei campioni inviati dalle strutture sanitarie. «La variante Delta è presente in oltre il 90 per cento dei campioni», ha spiegato D'Alterio, «e gli stessi dati vengono dalla Tunisia a conferma che è la variante preponderante nell'area del Mediterraneo».
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