«Maria Teresa si poteva salvare» il perito del giudice accusa i medici

La consulenza della causa civile avviata contro la Asl dai familiari della bimba morta a sei anni per una leucemia diagnosticata in ritardo. Escluse responsabilità dell’azienda sanitaria di Pescara
TERAMO. Bastano cinquanta pagine per raccontare quello che poteva essere e non è stato. Nei tempi dilatati all’infinito delle storie giudiziarie in moto su strade parallele che si sfiorano e confliggono negli epiloghi, il caso della piccola Maria Teresa Nallira è una vertigine indicibile di dolore e rabbia. Per la bambina di 6 anni di Montorio morta nel 2008 per una leucemia fulminante non diagnosticata sul la prescrizione ha cancellato ogni reato sul fronte penale, ma nella causa civile intentata dai familiari contro la Asl di Teramo il consulente del giudice Mauro Pacifico mette nero su bianco: «Il comportamento omissivo dei sanitari dell’ospedale di Teramo ha concorso, con elevata probabilità, a determinare il decesso della piccola Maria Teresa Nallira». E ancora: «Il ritardo diagnostico che non ha consentito l’effettuazione di una terapia quando ancora non erano presenti i segni di leucostasi cerebrale e quando presumibilmenre la linfocitosi non era ancora molto elevata, ha concorso a determinare, con elevata probabilità, la morte della piccola Maria Teresa Nallira».
Il che, fuori da ogni linguaggio medico, per il consulente significa che se ci fosse stata una diagnosi immediata la bambina avrebbe avuto buone possibilità di salvarsi. «Perchè», aggiunge il perito, «la sopravvivenza a 5 anni è notevolmente migliorata negli ultimi anni in tutti i sottogruppi raggiungendo il 94%». Ad otto anni dalla morte, a sei dal processo penale di primo grado al termine del quale un medico è stato assolto e la pediatra Mariangela Ferrari è stata condannata ad un anno e quattro mesi per omicidio colposo e ad un anno per falso materiale e ideologico per aver manomesso la cartella clinica della piccola (il procedimento è ora all’esame dei giudici d’appello che hanno disposto una nuova perizia, ma il reato è prescritto), la causa civile avviata dai genitori della bimba (assistiti dall’avvocato Vincenzo Di Gialluca) nei confronti della Asl di Teramo segna un punto fermo anche su un altro versante. L’azienda sanitaria teramana, davanti al giudice, ha chiamato in causa la Asl di Pescara: la piccola morì nel reparto di ematologia dell’ospedale pescarese dove era arrivata ormai in condizioni disperate da quello di Teramo. Scrive, infatti, a questo proposito il consulente del giudicePatrizia Masciovecchio: «Il trattamento medico eseguito all’ospedale di Pescara in relazione alla condizione della paziente al momento della sottoposizione alle cure fu corretto e conforme alle metodiche medico-chirurgiche stabilite dalla prassi e dalla scienza medica. L’iter diagnostico e terapeutico è stato dunque correttamente effettuato secondo le linee guida nazionali ed internazionali per il trattamento delle leucemie acute in età pediatrica». Maria Teresa il 26 febbraio del 2008 accusò un forte mal di pancia e sonnolenza. Venne portata all'ospedale di Teramo. I medici la rimandarono a casa sospettando un virus intestinale. Le sue condizioni non migliorarono e due giorni dopo i genitori la riportarono in ospedale. La bimba venne nuovamente visitata in pediatria e dimessa con la stessa diagnosi. Ma le sue condizioni peggiorarono. Il giorno dopo i genitori la riportarono in ospedale e la bimba venne ricoverata. Solo nel tardo pomeriggio venne fatto il primo prelievo di sangue che evidenziò valori altissimi di globuli bianchi. Venne trasferita d'urgenza a Pescara dove morì il 6 marzo. Restano le parole scolpite nel dolore della madre Antonella Coruzzi che da anni chiede giustizia: «Mia figlia è finita bambina, le è stato impedito di avere una vita».(d.p.)
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