Martinsicuro, colletta per aiutare la ragazza accusata di aver ucciso le figlie in Inghilterra

L’avvocato scrive al padre: la ragazza ha bisogno di soldi per telefonare. Dario Lupidi: non ho più nemmeno la casa
MARTINSICURO. Un appello per Samira. Parte da Facebook un appello per raccogliere fondi e aiutare la ragazza di Martinsicuro, in carcere da giorni in Inghilterra. Samira Lupidi il 17 novembre si è costituita alla polizia inglese di Bradford accusandosi di aver ucciso a coltellate le figlie Evelyn di tre anni e Jasmine di uno. E’ già comparsa davanti alla Crown Court di Bradford dov’è avvenuto il delitto.
La difesa – l’avvocato è Alison Todd – ha annunciato che chiederà di sottoporre la 24enne una perizia che valuti il suo stato mentale. Secondo quanto riferito dal procuratore Philip Adams la donna avrebbe confidato di avere intenzioni suicide. La Corte ha stilato un calendario delle prossime udienze: la prima sarà il 15 febbraio – probabilmente per valutare le risultanze della perizia psichiatrica – e poi il 9 maggio per il processo vero e proprio. È probabile che nel processo saranno determinanti proprio le condizioni psicologiche della madre, non disgiunte dalla difficile situazione familiare da cui è scaturito il delitto: la donna e le bambine erano ospiti di una casa-famiglia dopo le denunce di violenza domestica fatte da Samira a carico del compagno, l’inglese Carl Weaver.
E proprio su questo, probabilmente, si baserà la strategia difensiva. Eloquente una lettera che il padre della ragazza, Dario Lupidi, ieri ha pubblicato sotto all’appello di un’amica per una colletta a favore della figlia su Facebook. Lettera inviatagli dall’avvocato Todd. «La prima cosa che le devo dire è Samira che sta facendo di tutto per cercare di farsi forza», scrive l’avvocato, «quello che è successo è stata una tragedia e Samira chiaramente è devastata dagli eventi. Purtuttavia quello che vuole fare adesso è assicurarsi che il suo resoconto riguardo alla storia che sta dietro a questo episodio venga ascoltato. Sta adesso cominciando a raccontarmi la sua vita e gli avvenimenti precedenti a questi tristi eventi. Samira mi ha detto che durante gli anni passati le ha parlato della sua tristezza e delle sue preoccupazioni a riguardo del comportamento del padre dei bambini. Credo che le informazioni che lei può fornirmi avrebbero un grande valore per la preparazione della sua causa penale e della sua difesa». Per questo l’avvocato chiede a Lupidi notizie del «rapporto di Samira con il padre dei figli quando lei abitava ancora in Italia – se era felice – se le ha detto niente dei problemi che avrebbe potuto avere».
L’avvocato lo invita a scrivere a Samira: «Le sarebbe molto di aiuto sentire delle persone che conosce e che le vogliono bene. Mentre si trova in carcere le sarebbe utile avere un po’ di soldi così da poter comprare qualcosa per se stessa e per pagare il credito per il telefono in modo da poter chiamare i suoi amici e la sua famiglia. Mi informerò sul modo migliore per inviarle dei soldi se è in grado di farlo».
Il padre, però, precisa su Facebook di non essere in grado di inviare aiuti economici. «Ho perso il lavoro, la casa, mi hanno sequestrato la macchina», racconta, «non ho più neanche una residenza con cui poter rinnovare i miei documenti. Siamo diventati io e i miei due figli maschi dei clandestini in patria. Il più grande è stato costretto ad andare in un’altra città a cercare lavoro ma non trova niente e sopravvive grazie ad un amico di Martinsicuro che frequenta l'università nella stessa città. Io e l'altro figlio siamo aiutati da don Pio presso la parrocchia Cristo Re di Porto d'Ascoli». (a.f.)
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