Mercatone Uno, sono definitivi i licenziamenti dei 40 lavoratori

26 Novembre 2021

Scaduti gli ultimi ammortizzatori sociali. Gli ex dipendenti accusano le istituzioni: «È calato il silenzio sulla possibilità di ricollocarci e non si sa nulla della gestione del fallimento, politica locale assente» 

PINETO. Scende il sipario sul Mercatone Uno di Scerne di Pineto. Lo scorso 24 novembre, con lo scadere degli ultimi ammortizzatori sociali, i 40 ormai ex lavoratori sono stati tutti definitivamente licenziati. A due anni dalla chiusura dei magazzini, derivata dal fallimento della società proprietaria Shernon Holding, e con l’arrivo dell’amministrazione straordinaria e dei commissari, al momento non c’è stata alcuna acquisizione del capannone da parte di un altro acquirente e quindi alcun riassorbimento della forza lavoro.
A dare voce allo sconcerto di tutti gli ex dipendenti è l’ex rappresentante sindacale della Filcams Cgil ed ex lavoratrice dell’azienda Nerina Alonzo, che ha detto: «Purtroppo la cosa che dispiace di più è il silenzio delle istituzioni: dopo un incontro avuto in Regione in cui l’Anpal (l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) parlava di possibili aziende che avrebbero potuto ricollocare i lavoratori, non abbiamo saputo più nulla. Nulla si sa inoltre su come sta andando la gestione del fallimento. Se la politica locale non ha voluto interessarsi del futuro degli operai almeno avrebbe dovuto interessarsi al futuro della struttura, mi viene da pensare che faccia gioco che l’ex Mercatone diventi fatiscente sempre di più, così dopo si potrà intervenire in altra maniera, quando tutti avranno dimenticato la storia racchiusa in quelle mura».
L’ex dipendente Roberto Ridolfi, rappresentante della Rsa Fisascat Cisl, aggiunge: «Per noi ora l’ultima sponda è fare domanda per la Naspi per evitare di rimanere senza un sostegno economico. Io sto cercando un impiego e spero di trovarlo entro Natale, non vogliamo assistenza ma tornare a fare i nostri mestieri. Ci appelliamo alle istituzioni per trovare un posto con i servizi di collocamento e tramite il ministero dello Sviluppo economico. L’economia pare sia ripartita e speriamo di poter essere ricollocati nel settore del commercio. Pineto ospita il maggior numero di licenziati: sono madri e padri di famiglia che non potranno contare più su uno stipendio. Siamo indignati perché non c’è stato alcun interessamento per una prosecuzione delle attività e per mantenere il livello occupazionale. La Regione», conclude l’ex sindacalista, «non ha trovato un acquirente neanche piccolo per riattivare la ditta. Ora da vendere è solo l’edificio, si è perso un grande valore commerciale della zona».
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