Nei bar riaperti è pienone «Ma così si lavora male»

8 Gennaio 2021

Tra gli esercenti la soddisfazione per aver riaccolto la clientela si accompagna alla perplessità sui nuovi stop: «I continui cambi di colore ci danneggiano»

TERAMO. «La giornata è andata abbastanza bene e tanti clienti hanno subito ripreso la vecchia abitudine di prendersi un caffè al bancone del bar o mangiarsi qualcosa seduti ai tavolini. Il problema sono i continui cambi di colore e le aperture a singhiozzo» A parlare è Sesto Bollettini, rappresentante provinciale della Fipe (la federazione dei pubblici esercenti) e titolare di un bar pasticceria ad Alba Adriatica, che fa il bilancio del primo giorno di riapertura di bar e ristoranti dopo la stretta per le festività natalizie. Le disposizioni governative hanno previsto, per ieri e oggi, una zona gialla “rafforzata”: aperti i bar, ristoranti e altri locali fino alle 18 con il limite delle quattro persone a tavolo e dopo le 18 con l’asporto e la consegna a domicilio.
È stato un ritorno quasi alla normalità un po’ in tutta la provincia e in particolare nel centro di Teramo, dove ieri pomeriggio i tavolini dei bar erano strapieni. Ma dal fine settimana si torna già alle restrizioni. «I continui cambi di colore ci stanno danneggiando», prosegue Bollettini, «stiamo lavorando al 30% del nostro potenziale e del fatturato abituale. L’asporto non attrae più di tanto e la situazione è già compromessa, ma si teme che arrivi il peggio. I pagamenti continuano ad arrivare così come le bollette, sulle quali non c’è nessuna agevolazione. Ci hanno sospeso i mutui e la Tari, che riprenderà a breve. Se un esercente non guadagna, non ce la fa a pagare, è costretto ad abbassare le saracinesche. Chiediamo, perciò, di rimanere sempre aperti con i controlli sul rispetto delle norme sia per gli esercenti che per i clienti. Ogni esercente deve far rispettare rigidamente i protocolli».
Una situazione di attesa e d’incertezza riassunta così da Luigi Sbraccia del centralissimo bar “Calipso” di Teramo: «Naturalmente sono contento che per due giorni possiamo lavorare, pur se fino alle 18. Ora spero che si torni subito alla normalità, anche se credo ci vorrà tempo. Aspettiamo e speriamo in un Dpcm favorevole ma principalmente nella fine di questa brutta pandemia».
Il rientro in zona gialla, peraltro, non ha visto tutti i pubblici esercizi riaprire i battenti. Tra loro c’è chi ha scelto di temporeggiare ancora per un po’. È il caso del Gran caffè dei baroni di Giulianova paese, il cui titolare Gianni Mastrilli ha dichiarato: «La nostra attività è chiusa dal 10 di novembre. Oggi (ieri, ndc) non ho riaperto le serrande perché ancora non è chiara la situazione che ci sarà nei prossimi giorni. Oltretutto sabato torneremo di nuovo in arancione e io il servizio di asporto ho scelto di non farlo, perché non mi conviene. Riapriremo quindi i battenti direttamente da lunedì, con la speranza che ci sia una prospettiva più definita. Chi come me ha dei dipendenti, e deve fare spesa di alimenti per il locale, tutta merce che si deteriora entro breve termine, come fa ad investire? Quando non vi è chiarezza», conclude, «è meglio attendere».
Sempre a Giulianova ieri appariva soddisfatto invece il co-titolare del bar Giro di Boa Andrea Maiorani: «Siamo stati per due mesi chiusi e abbiamo provato una grande emozione nel rialzare la serranda e vedere i nostri clienti seduti ai tavoli a consumare. Maiorani poi puntualizza: «L’unica nota stonata è l’incertezza dei prossimi giorni, che rende difficile la programmazione del nostro lavoro». Antonio Caralla, titolare di Cult Cafè sempre a Giulianova, è sulla stessa lunghezza d’onda: «Il ritorno in zona gialla ha riacceso un barlume di speranza, anche se non vorrei che fosse solo una illusione temporanea. Riaprire dal lunedì al venerdì, per poi chiudere sabato e domenica, temo possa essere peggiorativo. La spesa bisogna farla a pieno regime ed i ricavi servono a malapena per tamponare queste spese».
Adele Di Feliciantonio
Stefania Gervasini
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