Processo per mancato uso del defibrillatore L’avvocato: la Asl non ha fatto chiarezza
Per la morte del piccolo Marco Calabretta è a processo con un rito abbreviato Darush Barhi, il medico del 118 che quel giorno soccorse il piccolo sul campo di calcio. Una morte causata, come stabilì...
Per la morte del piccolo Marco Calabretta è a processo con un rito abbreviato Darush Barhi, il medico del 118 che quel giorno soccorse il piccolo sul campo di calcio. Una morte causata, come stabilì l'autopsia, da una fibrillazione ventricolare alla cui base c'era una malformazione congenita. Al medico, all'epoca in servizio al 118, viene contestato l’omicidio colposo per il mancato uso del defibrillatore.
Dice l’avvocato della famiglia Giulio Calabretta, che è anche lo zio del piccolo: «E’ inconcepibile e inaccettabile che dopo due anni vengano rese delle dichiarazioni da parte di altri operatori sanitari intervenuti per soccorrere Marco, i quali senza certificazione e documentazione alcuna confermano un quadro diagnostico in totale contrasto con il risultato dell’esame autoptico e con quanto emerso nelle dichiarazioni dell’imputato per come riferito nelle telefonate del 25 settembre, dove prima dice che era brachicardico e poi che era in arresto. Quindi rende dichiarazioni contrastanti e poi cerca di recuperare a distanza di due anni. Alla luce di tutto questo non sembra che la Asl a bbia preso provvedimenti nei confronti del medico e degli altri operatori che nel soccorso ricoprono un ruolo importante e delicato». L’avvocato tocca il tema dell’aspetto civilistico visto che è in corso anche un altro procedimento. «Sotto l’aspetto civilistico e risarcitorio la Asl si è costituita nel giudizio civile», precisa il legale, « e nonostante la precisa consulenza della procura ha liquidato la cosa con una serie di concetti in base ai quali ai familiari non spetterebbe neanche un risarcimento, cercando di scaricare il tutto su una ipotetica copertura assicurativa dell’imputato. Questo è come la Asl teramana tratta la morte di un bambino di 9 anni e il dolore dei suoi familiari».
Dice l’avvocato della famiglia Giulio Calabretta, che è anche lo zio del piccolo: «E’ inconcepibile e inaccettabile che dopo due anni vengano rese delle dichiarazioni da parte di altri operatori sanitari intervenuti per soccorrere Marco, i quali senza certificazione e documentazione alcuna confermano un quadro diagnostico in totale contrasto con il risultato dell’esame autoptico e con quanto emerso nelle dichiarazioni dell’imputato per come riferito nelle telefonate del 25 settembre, dove prima dice che era brachicardico e poi che era in arresto. Quindi rende dichiarazioni contrastanti e poi cerca di recuperare a distanza di due anni. Alla luce di tutto questo non sembra che la Asl a bbia preso provvedimenti nei confronti del medico e degli altri operatori che nel soccorso ricoprono un ruolo importante e delicato». L’avvocato tocca il tema dell’aspetto civilistico visto che è in corso anche un altro procedimento. «Sotto l’aspetto civilistico e risarcitorio la Asl si è costituita nel giudizio civile», precisa il legale, « e nonostante la precisa consulenza della procura ha liquidato la cosa con una serie di concetti in base ai quali ai familiari non spetterebbe neanche un risarcimento, cercando di scaricare il tutto su una ipotetica copertura assicurativa dell’imputato. Questo è come la Asl teramana tratta la morte di un bambino di 9 anni e il dolore dei suoi familiari».

