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Prof ha un infarto dopo lite con alunno, la moglie: «Ho rischiato di rimanere vedova»

4 Ottobre 2026

La donna chiede giustizia: «Quello che è successo è una vergogna assoluta, dove sono le tutele per chi ogni giorno deve insegnare e non rischiare la vita?»

GIULIANOVA. Un dolore di quelli che aprono il cuore e non sanno più come rimetterlo a posto perché «quello che è successo a mio marito è una vergogna assoluta. Non è stato un episodio spiacevole, non è stata una ragazzata, non è stata un’esagerazione. È stata violenza. È stata follia. È il fallimento totale di un sistema che non tutela chi lavora nella scuola». Le parole di Viola De Giorgis sanno di amore e di rabbia. Perché lei che più di ogni altro conosce la passione e la dedizione del marito per la scuola e per gli studenti, «il suo orgoglio di essere un insegnante», sa che ora il confine che separa il rischio dall’angoscia è stato superato e che dopo giovedì niente potrà più essere come prima.

«Mio marito è stato aggredito mentre svolgeva il suo dovere», dice la donna, «aggredito da un alunno che da tempo mostrava comportamenti aggressivi, linguaggio irrispettoso e una totale mancanza di educazione. E nessuno ha fatto abbastanza per fermarlo prima che arrivasse a questo punto. Ora mio marito è ricoverato in terapia intensiva. Avrei potuto rimanere vedova per colpa di un ragazzo che non accetta un richiamo. È inaccettabile. È disgustoso. È una ferita che non si cancella». La famiglia di Fabrizio Frezza abita a Cepagatti, nel Pescarese. Da anni il docente insegna all’istituto professionale di Giulianova dove in passato ha organizzato anche varie manifestazioni per far conoscere i progetti della scuola e in particolare quelli dell’indirizzo turistico alberghiero «perché la scuola», racconta la moglie, «è la sua vita».

Come quella di tantissimi altri insegnanti che, al netto di programmi e circolari ministeriali, ogni giorno si presentano in aula con la consapevolezza di una professione complessa e profondamente radicata nel contesto sociale. Non più e non solo un divulgatore di nozioni, ma sempre di più una guida emotiva nella crescita di un individuo. «Dopo quello che è successo a mio marito e in queste ore di grande attesa per le sue condizioni di salute», continua la donna, «mi chiedo ma dove sono i genitori dei ragazzi? Dove sono le responsabilità? Dove sono le tutele per chi ogni giorno entra in una classe per educare e non per rischiare la vita? Sono arrabbiata. Sono delusa. Sono schifata. E sicuramente non permetterò che questo venga minimizzato o archiviato come un incidente qualsiasi».

E aggiunge: «La scuola deve essere un luogo sicuro. Gli insegnanti devono essere protetti. E chi sbaglia deve pagare, senza scuse, senza attenuanti. Per questo chiedo con forza che mio marito e la sua famiglia siano tutelati e che la scuola e le istituzioni competenti prendano posizione. Mio marito merita rispetto. E io pretendo giustizia». Il procedimento penale, dopo la presentazione della denuncia da parte dell’avvocato Cozzolino, farà il suo corso. Ma la vita fuori dal codice penale resta quella di tutti i giorni: in questo caso quella di un insegnante finito in un letto di terapia intensiva per un infarto dopo essere stato aggredito verbalmente da un alunno a cui aveva chiesto di uscire dall’aula , dopo essere stato minacciato da uno studente che lo ha affrontato con i pugni chiusi, che è stato bloccato da un collaboratore scolastico.

«E so bene e questo lo voglio rimarcare bene», aggiunge la donna, «che mio marito non ha usato toni di nessun genere nel rivolgersi all’alunno. Così come non ha mai fatto con nessun studente in tutti gli anni trascorsi a scuola. Lo ha fatto da insegnante, con il massimo dell’educazione e del rispetto come si fa con i ragazzi proprio perché profondamente consapevole dell’importanza delle parole e del suo ruolo di educatore. È un docente che crede fermamente nel ruolo dell’insegnamento, nel trasmettere valori ai giovani prima che nozioni. Mio marito, così come nessun altro insegnante, non merita di essere trattato in questo modo e per questo mi batterò perché abbia giustizia e perché nessuno possa tentare di minimizzare quello che è successo a scuola». 

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