Pugno a Di Mascio: uno degli aggressori chiede di lavorare
TERAMO. Uno dei due giovani finiti agli arresti domiciliari per l’aggressione a Cetteo Di Mascio fa ricorso per chiedere di poter avere il permesso di uscire per lavorare. Si tratta del 30enne...
TERAMO. Uno dei due giovani finiti agli arresti domiciliari per l’aggressione a Cetteo Di Mascio fa ricorso per chiedere di poter avere il permesso di uscire per lavorare. Si tratta del 30enne Vincenzo Ciarelli di Bellante. Il suo avvocato Gianfranco Di Marcello nei giorni scorsi ha presentato un appello cautelare dopo che il gip ha respinto la richiesta fatta per consentire al suo assistito di andare a lavorare. Ciarelli, insieme al 23enne di Mosciano Alessio Guarnieri (che avrebbe sferrato il violento pugno), è accusato della violenta aggressione a Di Mascio, il 61enne pescarese all’epoca dei fatti responsabile del settore giovanile del Teramo calcio che il 14 maggio scorso venne colpito al volto da un violento pugno mentre si trovava all’interno di uno degli uffici dello stadio. I due, che da settembre sono agli arresti domiciliari con l’accusa di lesioni gravissime, nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Inquirenti e investigatori (il fascicolo è dei pm Davide Rosati e Greta Aloisi con gli accertamenti delegati ai carabinieri della compagnia di Teramo) sono convinti che i due siano gli esecutori materiali di un’aggressione che, per il momento, resta senza un perché. E per questo ora le indagini si sono concentrate sulla ricerca del mandante con una certezza di fondo: una questione maturata a Teramo con l’esclusione di ogni collegamento, così come già emerso fin da subito, con il mondo ultrà e in generale con la tifoseria. (d.p.)
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