Pulcini: ma senza finanziamenti addio rigenerazione urbana

23 Febbraio 2016

TERAMO. L’imprenditore ed ex deputato Serafino Pulcini ci ha inviato un intervento per il forum intitolato “La "rigenerazione urbana" della città di Teramo e il problema dei finanziamenti”, che...

TERAMO. L’imprenditore ed ex deputato Serafino Pulcini ci ha inviato un intervento per il forum intitolato “La "rigenerazione urbana" della città di Teramo e il problema dei finanziamenti”, che prende spunto dall’intervento sulle nostre pagine di Vincenzo Falasca.

Scrive Pulcini: «L’architetto Falasca, caro amico dello scrivente, sostiene la necessità di una "rigenerazione urbana" della città di Teramo. In diverse occasioni negli anni passati ci siamo confrontati, trovandoci in sintonia sull'argomento. La "rigenerazione urbana" della città di Teramo è una necessità che l'Associazione costruttori edili di Teramo sollevò all'inizio degli anni Novanta nel periodo in cui il sottoscritto ne ricopriva la carica di presidente. Presentammo allora alla città di Teramo un progetto dal titolo "Spazi urbani per la gente" con il quale partecipammo, con grande successo, a un concorso nazionale che si tenne a Venezia, indetto dall'Istituto nazionale di urbanistica (Inu). Considerando che nel dopoguerra Teramo ha avuto uno sviluppo urbanistico disorganico e diffuso - diversi sono, infatti, gli edifici con valenza strategica e d'interesse pubblico quali Università, Motorizzazione, Tribunale, Inail ecc. realizzati in siti selezionati senza criterio - il progetto si poneva l'obiettivo di una ricomposizione urbanistica organica e sinergica dal punto di vista socio-economico. Il recupero dell'ex manicomio rappresentava il fulcro di partenza del progetto. Allora a Teramo, in relazione al progetto, non si riuscì ad avviare un serio dibattito da cui potesse scaturire la sua attuazione.

Sono trascorsi circa venticinque anni e non si è fatto alcun progresso. Il problema fondamentale è stato, ed è tuttora, quello delle risorse finanziarie. A suo tempo il sottoscritto sostenne che il progetto potesse realizzarsi con l'ausilio di finanziamenti privati mediante lo strumento del "project financing". Era il periodo in cui gli addetti ai lavori, i cosiddetti "economisti esperti" cominciarono a sostenere come le risorse finanziarie dello Stato fossero finite e come, per gli interventi di pubblica utilità, fosse necessario orientarsi verso il finanziamento privato. Travolto a quei tempi da tale - nella realtà - insano messaggio, confesso pubblicamente di essere caduto in errore per aver sostenuto, senza il pur dovuto approfondimento, tale assurda linea politica, economica e finanziaria che si è rivelata essere la causa originaria della grande crisi attuale.

Lo Stato non ha più le risorse finanziarie necessarie per la realizzazione di opere pubbliche perché è vittima della grande usura bancaria privata che si è attribuita il potere esclusivo di emettere moneta. Moneta che, creata dal nulla, è prestata al popolo con l'obbligo della restituzione oltre agli interessi. Siffatto sistema genera il debito pubblico che cresce in modo esponenziale e rende ogni potere dello Stato una pura illusione. Si potrà realizzare una ricomposizione urbanistica di Teramo, si potrà valorizzare il patrimonio artistico italiano, si potrà investire per contrastare il dissesto idrogeologico in Italia solo quando lo Stato, ovvero il popolo, avrà riconquistato ciò che è sempre ad esso di diritto appartenuto e che con l'inganno ed il segreto hanno allo stesso sottratto: il potere dell'emissione monetaria».

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