Ricostruzione, appello a Meloni: «Il lavoro di Legnini non è finito»

I comitati civici scrivono al premier: «Restano tante difficoltà, assurdo sostituire ora il commissario» I rappresentanti di 34 associazioni dei crateri 2016 e 2009 spingono verso il rinnovo dell’incarico
TERAMO. «Le difficoltà della ricostruzione non sono finite». I comitati degli sfollati del sisma del Centro Italia rilanciano l’appello sulla gestione degli interventi di ripristino del patrimonio pubblico e privato. Lo fanno rivolgendosi direttamente al premier Giorgia Meloni con una lettera aperta nella quale ripercorrono le tappe del percorso seguito alle scosse tra fine 2016 e inizio 2017 e soprattutto sottolineano ancora una volta il ruolo del commissario Giovanni Legnini. A lui il coordinamento dei 34 comitati – che ribadisce di avere come uno scopo la «concreta ricostruzione post-terremoto» – attribuisce il merito di aver sboccato una situazione che nei primi quattro anni di gestione dell’emergenza è stata caratterizzata da «paralisi amministrativa». Le associazioni dei territori dei crateri 2016 e 2009, che si erano già rivolti nei giorni scorsi al ministro della Protezione civile Nello Musumeci, ribadiscono la loro preoccupazione per «eventuali sostituzioni nell’incarico» alla guida della struttura commissariale e anche per la soppressione di quest’ultima.
«L’attuale commissario ha mostrato grande competenza, iniziativa e concertazione con la popolazione e i loro sindaci di ogni colore politico», ricorda il coordinamento, «ha saputo ascoltare, trovando soluzioni coraggiose, strutturali, fattive e condivise, tramutando questa complessa interazione tra le parti in soluzioni normative e ordinanze efficaci». Per i comitati, che chiedono un incontro al premier così come hanno già fatto con il ministro, «sarebbe irresponsabile smantellare proprio ora una struttura commissariale che anzi andrebbe consolidata per il grande lavoro svolto da collaboratori che hanno piena conoscenza di problematiche e rapporti diretti con tutti i comuni del cratere. Sarebbe assurdo sostituire un commissario capace di interloquire con le istituzioni nazionali con la sua competenza». Il messaggio indirizzato dalle associazioni a Meloni è chiaro. «Non vogliamo che un eventuale cambio di guardia blocchi l’enorme lavoro di semplificazione e sostegno svolto negli ultimi anni, vanificando le speranze di chi attende da sei o tredici anni di rivedere la propria casa», affermano, «se è vero che il commissario ha programmato una gestione dei finanziamenti verso una gestione regionale essa è ancora lontana dall’essere operativa». Il coordinamento cita in particolare il recente varo del Testo unico della ricostruzione privata, che deve diventare efficace con il riordino di oltre 200 ordinanze emesse dopo il sisma del Centro Italia, e la necessità di dare il via libera anche al Codice per le emergenze. «L’attuale struttura commissariale è l’unica cosa concreta e affidabile nel percorso della ricostruzione», concludono i comitati, «e dovrebbe mantenere una funzione centrale anche per il futuro».
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