Selezioni con l’inghippo, l’Istat: la graduatoria è sbagliata

TERAMO. Il gruppo di disoccupati che ha segnalato lo stratagemma, probabilmente legale, ma discutibile, per agevolare alcuni rispetto ad altri, pare abbia vinto la sua battaglia. L’argomento sono le...
TERAMO. Il gruppo di disoccupati che ha segnalato lo stratagemma, probabilmente legale, ma discutibile, per agevolare alcuni rispetto ad altri, pare abbia vinto la sua battaglia. L’argomento sono le assunzioni tramite le liste dei disoccupati dell'articolo 16 della L56/87 con la selezione svolta dal centro per l’impiego di Teramo per addetti all’immissione dati che devono essere assunti dalla Asl di Teramo tramite liste dei disoccupati.
«Il centro per l’impiego aveva escluso centinaia di disoccupati limitando la partecipazione a determinate persone che avevano ottenuto tale titolo a tavolino senza aver effettuato alcun corso o esame», scrivono i disoccupati. In sostanza cambiando una sola parola nella qualifica si può ambire al prezioso posto oppure no: ammesso alla selezione è solo l’addetti (notare il plurale) alla immissione dati, ma non un "addetto inserimento dati" o un "operatore di computer per l'immissione dati" o un "operatore meccanografico", cioè titoli equivalenti. La Provincia aveva rigettato i ricorsi «malgrado gli evidenti errori in quanto secondo loro i titoli esclusi erano secondo la classificazione Istat differenti da quello richiesto. Ora a sorpresa è intervenuta l’Istat che sentitasi tirata in ballo da queste strane interpretazioni di legge ha emesso un comunicato ufficiale inviato al centro per l’impiego di Teramo e per conoscenza alla Asl in cui chiarisce in modo ufficiale che il codice riportato nel bando e la relativa qualifica non è una qualifica specifica e si riferisce all’unità professionale addetti all’immissione dati e che quindi tutte le professioni inserite in tale gruppo sono considerate equivalenti tra di loro e non andavano quindi escluse dalla selezione. L’Istat ha inoltre chiarito che l'ultimo livello gerarchico ufficiale della classificazione è il quinto, denominato “Unità professionale” formato da cinque cifre», fanno notare i disoccupati. I quali osservano che quest’ultimo aspetto smentisce « l’usanza tutta abruzzese di emanare bandi con codici a sei o sette o più cifre che restringono le graduatorie spesso a singole persone, escludendo altre presenti nella medesima unità professionale».
Ora i disoccupati attendono di vedere che accadrà. La Provincia sulla base delle indicazioni dell'Istat ha scritto a Regione e Asl sostenendo che vanno riformulate le graduatorie. Dalla Provincia inoltre sottolineano che i Cpi formulano le graduatorie sulla base delle indicazioni altrui (in questo caso la Asl) e quindi il pasticcio non è colpa loro. Gli esclusi si augurano che ora «il Cpi di Teramo riformuli la graduatoria reinserendo le centinaia di persone ingiustamente escluse applicando semplicemente quanto prescritto dalla legge senza subire pressioni di alcun genere e rigettandole se necessario visto che la compilazione di tali graduatorie spetta solo ed esclusivamente a loro e che gli enti richiedenti o i vari sindacati e partiti politici si devono solo limitare ad accettarle».

