Sempre meno pazienti Covid: chiude la residenza per i dimessi

La struttura di Giulianova termina il proprio compito lunedì, a casa 35 lavoratori delle cooperative La Cgil: «Vanno tutelati avviando il servizio per gli anziani». Di Giosia: «Bisogna prima valutare i costi»
TERAMO. Se è vero che ancora ci si contagia con il Covid 19, è anche vero che il virus attuale non è più quello temibile, e spesso letale, delle prime ondate. La pandemia è diventata un’endemia e nel Teramano lo conferma il ritorno alla normalità dei servizi sanitari: dopo che a fine settembre sono tornati autonomi tutti i reparti ospedalieri che erano stati accorpati nel marzo 2020, lunedì 31 ottobre chiuderà i battenti la residenza sanitaria di Bivio Bellocchio di Giulianova per la gestione dei servizi assistenziali in favore dei pazienti Covid 19, positivi e ancora sintomatici, in dimissione protetta.
«Era inutile tenerla ancora aperta», spiega il direttore generale Maurizio Di Giosia, «visti i numeri: negli ultimi giorni ospitava quattro pazienti. I dimessi dagli ospedali saranno seguiti a casa, ormai non ci sono più positivi Covid in condizioni serie. Tenere in piedi la Rsa di Bellocchio era non solo non più funzionale ma anche impossibile dal punto di vista economico. Se la pandemia dovesse ripartire, la struttura sarebbe di nuovo utile».
C’è però un risvolto spiacevole e lo sottolinea in una nota il segretario della Funzione pubblica Cgil di Teramo Pancrazio Cordone: «Quella che dovrebbe essere una buona notizia, perché la chiusura di tale residenza vuol dire che la Asl di Teramo non ha più bisogno, come scrive nella delibera che ha adottato, di questo importante strumento per fronteggiare il Covid, porta con sé una notizia meno buona. Le 35 unità di personale impiegate in questa importante struttura, cesseranno la loro attività lavorativa con la chiusura della residenza sanitaria. Infermiere e infermieri, operatrici e operatori socio sanitari, ausiliarie e ausiliari, lavoratrici e lavoratori di quella comunità sanitaria a cui tutti dobbiamo tantissimo ma che davvero poco hanno avuto da uno Stato sempre preso in questioni sempre più importanti rispetto alla tutela del mondo del lavoro e del suo portato di diritti, di riconoscimenti economici e occupazionali. Lavoratrici e lavoratori che hanno fronteggiato il Covid alla pari dei loro colleghi del Servizio sanitario nazionale, ma alle dipendenze di cooperative sociali, e che quindi non si sono visti riconosciuti alcuna indennità per il lavoro svolto e che sono fuori dalle dinamiche, anch’esse parziali come la Fp Cgil ha sempre denunciato, dei percorsi di stabilizzazione».
Ma, secondo il segretario della Fp Cgil, «per queste lavoratrici e lavoratori una soluzione è a portata di mano. Quella che in questi due anni “in una fase transitoria ed emergenziale”, come leggiamo nella delibera Asl, è stata una “residenza Covid” in realtà è una residenza sanitaria per anziani affidata alle stesse cooperative. Quindi: assessora Verì, direttore Di Giosia, quanto tempo occorre per far entrare in funzione una struttura, già destinata a residenza per anziani, e non creare una emergenza occupazionale?». La nota di Cordone si conclude invitando il sottosegretario regionale D’Annuntis e l’assessore regionale Quaresimale, il presidente del comitato ristretto dei sindaci D’Alberto e il sindaco giuliese Costantini a svolgere un ruolo nella vicenda, a tutela dei livelli occupazionali.
Sul futuro della struttura di Bivio Bellocchio, però, il direttore generale della Asl frena: «Bisognerà vedere quali sono i fabbisogni dell’azienda e bisognerà valutare i costi. È chiaro che qualsiasi decisione sarà presa guardando il bilancio. E non è possibile dire ora se saranno le stesse cooperative a gestire la residenza, certi servizi vanno a gara».
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