Silvi, tre imprenditori assolti Nel frattempo la società è fallita

4 Febbraio 2017

Erano accusati di abuso edilizio per aver realizzato un impianto di smaltimento per rifiuti edili Per il giudice il fatto non sussiste, scagionati anche i due tecnici comunali accusati di concorso

SILVI. L’assoluzione e il dissequestro sono arrivati dopo cinque anni, ma nel frattempo la società è fallita. Perchè nell’Italia continuamente sanzionata dalla Corte Europea per i tempi lunghi dei processi, la vita di chi resta impigliato in un procedimento penale diventa una rincorsa contro il tempo. E se fai l’imprenditore spesso una corsa ad ostacoli. Con sconfitta finale. Parte da qui la cronaca giudiziaria di un procedimento penale che dopo cinque anni si è concluso con l’assoluzione di tre imprenditori e due tecnici comunali di Silvi (all’epoca dei fatti) imputati di abuso edilizio e concorso in abuso edilizio.

Una storia che inizia nel 2012 con il sequestro di un’area di 30mila metri quadrati tra l’autostrada A14 e la strada provinciale per Trecimiere di Atri, nel territorio comunale di Silvi. In quell’area c’era un impianto di recupero, smaltimento e lavorazione di rifiuti edili non pericolosi, ovvero inerti, gestito da una società privata. Secondo l’accusa della procura quell’impianto sarebbe stato realizzato in un’area a destinazione agricola e per attrezzature sportive e ricettive, tra cui campi da golf e calcetto, «senza la preventiva autorizzazione paesaggistico ambientale».

A processo erano finiti gli imprenditori Vincenzo e Domenico Fanì, rispettivamente di 64 e 70 anni, di Silvi, Valentino Aielli, 37 anni, di Pescara, nella sua veste di allora amministratore unico della società Fanì Ecologia, i tecnici comunali Nazzareno Ferrante, nella sua veste di allora responsabile del servizio urbanistica del Comune di Silvi eLuigi De Sanctis, 68 anni, in qualità, all’epoca dei fatti, di responsabile del Suap (sportello unico attività produttive). Gli imprenditori erano accusati di abuso edilizio, i tecnici di concorso nel reato edilizio pur avendo dato, così hanno dimostrato i loro difensori, parere negativo. «Perchè», si legge nel capo d’imputazione riguardante i cinque, «in concorso tra loro, nell’ambito della propria specifica competenza, eseguivano opere edilizie che comportavano una trasformazione urbanistica edilizia dei terreni da destinazione agricoli sportivi in terreni a destinazione produttiva commerciali artigianali di servizio, in violazione alle prescrizioni sia del Prg vigente e adottato nonchè degli strumenti urbanistici sovracomunali Prp e Ptp, in assenza di permesso di costruire e dei prescritti titoli abitativi, in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici vigenti». Nel corso degli anni, e nelle varie fasi dibattimentali, i difensori degli imprenditori hanno sostenuto, producendo di volta in volta atti e documentazione, che tutte le autorizzazioni erano state rilasciate specificando come solo nel 2007 fosse entrata in vigore la nuova normativa sulla realizzazione di impianti di rifiuti in aree agricole, mentre l’impianto di Silvi era stato realizzato nel 2003 e quindi con una normativa diversa. Al termine dell’istruttoria dibattimentale la pubblica accusa aveva chiesto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, ma il giudice Marco Scimia ha sentenziato l’assoluzione per tutti perchè il fatto non sussiste. Le motivazioni del provvedimento saranno rese note tra noventa giorni. I tre imprenditori erano assistiti dall’avvocato Ernesto Picciuto, mentre i due tecnici dagli avvocati Guglielmo Marconi e Ugo Di Silvestre del foro di Pescara.

Dice l’avvocato Picciuto: «Dopo cinque anni è arrivata la sentenza d’assoluzione, ma nel frattempo la società Fanì Vincenzo Srl che gestiva l’impianto è fallita. E’ evidente che il procedimento penale in corso è stata una concausa perchè nel frattempo le varie autorizzazioni sono state tutte revocate».

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