Solo traffico di olii, non c’è l’accusa di associazione per delinquere

15 Gennaio 2016

Devono rispondere solo di traffico illecito di rifiuti e non delle accuse più gravi di associazione per delinquere finalizzata al furto e alla truffa di cui erano accusati inizialmente. È la...

Devono rispondere solo di traffico illecito di rifiuti e non delle accuse più gravi di associazione per delinquere finalizzata al furto e alla truffa di cui erano accusati inizialmente. È la precisazione degli avvocati Alessandro Angelozzi, Gianluca Carradori e Gianni Macè, difensori del titolare dell’Adriatica Ambiente di Mosciano Carlo Benincaso, della moglie e collaboratrice dell’azienda Anna Milone e dei dipendenti Luca Anzidei, Franco Costanzo e Massimo Aquilano. I cinque sono stati rinviati a a giudizio dal gup dell’Aquila Guendalina Buccella per violazione dell’articolo 260 del decreto legislativo 152/2006 relativo ai reati ambientali, in questo caso per traffico illecito di olii esausti, un reato contravvenzionale. L’inchiesta venne avviata dalla procura distrettuale dell’Aquila (titolare delle indagini il pubblico ministero David Mancini) in seguito a un presunto furto di olii esausti. Inizialmente il pm aveva proceduto per associazione per delinquere, furto e truffa, ma lo stesso magistrato, in sede di udienza preliminare ha ritenuto l’insussistenza dell’associazione per delinquere limitandosi a chiedere il rinvio a giudizio sol per traffico di rifiuti. Un’accusa nei confronti della quale la difesa degli imputati «si dichiara ottimista, in quanto vi è l’insussistenza del reato contestato e, quindi, nel corso del dibattimento tutto potrà essere chiarito con copiosa documentazione afferente il possesso di tutte le autorizzazioni necessarie».