Spari al capo della Motorizzazione La Cassazione conferma 13 anni

Respinto il ricorso per il 43enne di Silvi accusato di aver esploso il colpo di pistola contro l’auto Mai chiariti movente e mandante dell’agguato avvenuto cinque anni fa in una strada di Silvi
TERAMO. Il sigillo della Cassazione è la condanna definitiva a 13 anni di carcere per colui che, hanno stabilito tre gradi di giudizio, è l’esecutore dell’agguato di Silvi. La prima sezione della Suprema Corte ha respinto il ricorso per Doriano Mancinelli, il 43enne di Silvi che quella mattina di giugno di cinque anni fa – così è stato ricostruito in primo e secondo grado – esplose un colpo di pistola contro l’auto guidata da Nino Mario Presutti, 60enne stimato dirigente della motorizzazione civile di Chieti, originario dell’Aquila e residente a Silvi.
Con Mancinelli, che entro breve potrebbe entrare in carcere, era finito indagato per tentato omicidio e poi imputato Domenico Cricelli, collaboratore di giustizia morto per una malattia qualche giorno prima della sentenza di primo grado. Ma in questa vicenda da brividi, nonostante due sentenze di condanna e il sigillo della Cassazione, manca sempre la risposta più importante: per quale ragione Presutti quel giorno sia diventato il bersaglio di un attentato finito, per puro caso, solo con un buco nella carrozzeria della macchina che guidava. Un attentato senza movente fallito, hanno scritto i magistrati di primo grado nelle motivazioni della sentenza, «per la non proprio brillante mira del colpevole». Con la certezza, hanno scritto ancora «che la mancata individuazione di uno specifico movente costituisca una lacuna investigativa che segna in modo sensibile il processo che ci occupa». Pur reputando, hanno sottolineato i giudici di primo grado (collegio presieduto da Sergio Umbriano, a latere Lorenzo Prudenzano (estensore) ed Enrico Pompei), «che il mancato accertamento del movente non sia di insuperabile ostacolo alla compiuta identificazione del Mancinelli quale autore dei fatti per cui si procede».
Così commenta l’avvocato Marco Femminella che ha assistito Presutti costituitosi parte civile: «Ritengo che la Cassazione abbia confermato un giudizio di colpevolezza che era ineludibile già dalla fase delle prime indagini. Resta l’amarezza sul silenzio serbato dal Mancinelli del movente e quindi dei mandanti. Il pentimento è un sentimento forte nella vita di un uomo e di certo aiuta ad affrontare meglio il gravoso percorso espiativo avvicinandolo al recupero dei valori che sorreggono il vivere civile». Per l’avvocato Gennaro Lettieri, difensore di Mancinelli: «La sentenza pronunciata dalla prima sezione della Cassazione senza udienza né discussione orale lascia irrisolta una vicenda assolutamente oscura: un asserito tentato omicidio senz’arma e senza movente».
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