Teramo

Studente di 16 anni picchiato a scuola: frattura alla zigomo, l’aggressore sospeso per 15 giorni

8 Ottobre 2026

Silvi, violenza tra ragazzi. Lo scenario è la sede di Silvi dell’istituto Alberghiero “Adone Zoli” di Atri. La dirigente Angeloni: “Il segnale di un malessere diffuso”

SILVI. Dopo le burrascose vicende legate alla vita amministrativa, Silvi si trova ancora a dovere fare i conti con vicende segnate dalla violenza. Questa volta lo scenario che ha fatto da contorno al grave episodio non è l’aula consigliare, ma una scuola: la sede di Silvi dell’istituto Alberghiero “Adone Zoli” di Atri. Tutto è accaduto venerdì mattina durante l’attività motoria. Uno studente di 16 anni è stato aggredito da altri compagni. Secondo la ricostruzione fornita dalla dirigente scolastica Paola Angeloni, «un gruppetto di due o tre studenti avrebbe raggiunto il ragazzo mentre era impegnato nell’attività sportiva. Uno di loro lo avrebbe colpito al volto con uno schiaffo particolarmente violento».

Il sedicenne ha riportato la frattura dello zigomo ed è stato immediatamente soccorso dal 118. Successivamente è stato trasportato nell’ospedale di Pescara, dove si è reso necessario un intervento chirurgico. Alla scena avrebbe assistito anche un docente. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno ascoltato studenti e insegnanti per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. La scuola ha inoltre provveduto ad avvisare tempestivamente la famiglia del ragazzo aprendo un procedimento verso il presunto responsabile: per lo studente, dopo le verifiche, è scattata la sospensione per 15 giorni.

«Sono episodi che sicuramente a scuola non dovrebbero succedere. È sicuramente sintomo di un malessere che vivono i ragazzi di oggi», dice la dirigente, «Molti ragazzi pensano di poter risolvere problemi con la violenza». Una riflessione che la dirigente ha ulteriormente sintetizzato osservando: «I ragazzi hanno questa violenza insita e purtroppo lo stiamo registrando sempre più spesso». Parole che non intendono soltanto stigmatizzare quanto accaduto, ma richiamare l’attenzione su un problema più ampio: la difficoltà, sempre più evidente, di alcuni adolescenti nel gestire conflitti e tensioni attraverso il dialogo. Un episodio grave, dunque, che la scuola è chiamata ad affrontare con fermezza, ma che non deve cancellare il lavoro quotidiano svolto proprio sul terreno della prevenzione. L’istituto “Zoli”, infatti, dispone da tempo di un articolato sistema di iniziative contro bullismo e cyberbullismo. Il progetto “Free Zone” è dedicato alla prevenzione e al contrasto di questi fenomeni e punta alla costruzione di un ambiente scolastico sereno, inclusivo e rispettoso. All’interno dell’istituto opera inoltre un Team Bullismo, Cyberbullismo e Legalità, che monitora le segnalazioni e interviene nelle situazioni di criticità. Sono previste anche procedure specifiche per consentire a studenti, famiglie, docenti e personale scolastico di segnalare eventuali episodi. Non è un impegno soltanto sulla carta. Lo Zoli ha promosso, ad esempio, incontri con l’Arma dei carabinieri dedicati alla cultura della legalità, al bullismo e alla violenza di genere. In una di queste occasioni la stessa dirigente Angeloni aveva sottolineato l’importanza di «rompere muri e silenzi» attraverso iniziative di formazione e prevenzione. Aveva inoltre definito la comunità scolastica la «prima palestra della convivenza civile», richiamando alla necessità di un impegno comune tra scuola, famiglie e istituzioni. È dunque importante distinguere l’episodio di Silvi dalla complessiva azione educativa dell’istituto. Un fatto di violenza può e deve essere condannato con fermezza senza trasformarsi in un giudizio sull’intera comunità scolastica. Anzi, proprio la presenza di strumenti strutturati di prevenzione rende ancora più importante affrontare l’accaduto con trasparenza, responsabilità e attenzione. La priorità resta ora quella di garantire la piena tutela degli studenti e comprendere fino in fondo le ragioni che hanno portato all’aggressione. Perché prevenire la violenza significa anche riconoscere tempestivamente il disagio, educare alla gestione dei conflitti e insegnare ai ragazzi che i problemi non si risolvono con la forza. È questa, in fondo, la sfida che oggi l’episodio di Silvi ripropone alla scuola e all’intera comunità.

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