Teramo, licenziata per troppe assenze ma il giudice ordina di riassumerla

23 Dicembre 2016

La Bentel di Corropoli non la sposta in una mansione adatta alla malattia e calcola male i giorni La Cisl: «È la vittoria di Davide contro Golia, Marisa dopo cinque anni può rientrare a testa alta»

CORROPOLI. È un po’ la storia di Davide contro Golia che si ripete: un’operaia licenziata, sebbene dopo più di quattro anni, riesce a sconfiggere una multinazionale.

Il gigante in questo caso è la Bentel security, multinazionale che ha uno stabilimento a Corropoli, “sfidato” da Marisa Di Pietro, operaia licenziata il 7 marzo 2012 per un presunto superamento del periodo di comporto, cioè del limite massimo di assenze per malattia.

Il giudice del lavoro, Giuseppe Marcheggiani, ha accolto il ricorso della lavoratrice, ritenendo illegittimo il licenziamento e ordinando all’azienda di reintegrare l’operaia.

La vicenda nasce nel 2010, quando la lavoratrice avverte forti dolori al polso sinistro. E, dopo una serie di accertamenti, le è stata diagnosticata una sindrome De Quervain e a quel punto le è stato consigliato un intervento chirurgico a cui si è sottoposta. Marisa Di Pietro è stata in malattia dopo l’operazione per 5 mesi, fino al febbraio 2011. Quindici giorni dal rientro l’azienda la sottopone a visita medica «a seguito della quale veniva dichiarata inabile alla mansione specifica – in corso accertamenti clinici terapeutici – consigliando di effettuare visite neurologica, ortopedica e fisiatrica», si legge nell’ordinanza di Marcheggiani, «l’azienda avrebbe dovuto assegnare alla dipendente altre mansioni, mentre le aveva chiesto di presentare certificato medico e di effettuare a spese della dipendente gli esami richiesti con la rassicurazione che quel periodo non le sarebbe stato conteggiato al fine del comporto». La storia prosegue, con altri periodi di malattia e, fra l’altro, un contenzioso con Inail e Inps per il riconoscimento della malattia professionale. La lavoratrice in una visita medica collegiale, il 31 gennaio 2012 viene dichiarata idonea alle mansioni a cui è preposta». Ma non viene richiamata al lavoro – e quindi nemmeno retribuita – sino al 7 marzo, quando viene licenziata per superamento del periodo di comporto.

«Avrebbe dovuto essere adibita ad altre mansioni, come abbiamo chiesto più volte», commenta Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl, che ha assistito Di Pietro, «in realtà hanno fatto di tutto per cacciarla senza trovare un’altra ricollocazione: la Bentel è grande, con più di cento dipendenti: avrebbero potuto agevolmente trovare un'altra mansione adatta al suo stato di salute. Siamo soddisfatti: un sindacalista di campagna, una giovane avvocatessa molto determinata (Rosa Matassa, ndr) e una lavoratrice hanno avuto ragione di una multinazionale assistita da un pool di avvocati. Lei ora può rientrare a testa alta. La giustizia alla fine, pur se lenta, arriva puntuale: l'importante è che arrivi». La lavoratrice è stata reintegrata, ovviamente, perchè la vicenda si è svolta prima della riforma Fornero. «Ora con una legge indegna come la riforma Fornero sarebbe stata spacciata», conclude Boccanera. (a.f.)

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