Uccise ladro in fuga, per l’agente torna l’accusa di omicidio colposo

12 Giugno 2018

Dopo sei anni dai fatti e le nuove indagini disposte dal giudice al termine del primo processo la Procura firma una richiesta di giudizio bis: per il poliziotto cade il delitto preterintenzionale

TERAMO. La cronaca si riavvolge su stessa e dopo sei anni c’è una nuova richiesta di processo per il poliziotto accusato di aver sparato al ladro in fuga. E’ quella firmata dal pm Davide Rosati che torna ad ipotizzare l’omicidio colposo dopo un primo momento in cui aveva valutato il preterintenziale per il poliziotto Alfredo De Concilio, all’epoca in servizio alle volanti di Teramo. L’uomo è accusato di aver ucciso con un colpo di pistola Klodian Qerimi, albanese di 24 anni, raggiunto da un colpo di pistola esploso durante un inseguimento dopo alcuni furti.
La richiesta di processo bis arriva dopo le nuove e complesse indagini su quella drammatica serata dell’11 novembre 2012. Questo dopo che al termine del primo processo il giudice Flavio Conciatori, con tanto di ordinanza, aveva rinviato gli atti alla Procura per nuove indagini al fine di rivedere l'ipotesi di reato contestata al poliziotto. Partendo da un interrogativo che il magistrato aveva sollevato nella sua ordinanza: i ladri che scappavano erano veramente armati? E non solo. Perchè nella sua ordinanza Conciatori aveva scritto: «I fatti si sono svolti in maniera diversa da quello sin qui ricostruito. C'è stato un maldestro tentativo da parte di ignoti di inquinare la scena del delitto? L'arma è stata collocata ad arte da qualcuno?».
Secondo la relazione del consulente della procura Paride Minervini ( lo stesso del caso del tifoso laziale Sandri) il giovane albanese venne ucciso da un frammento di proiettile finito contro il poggiatesta del sedile passeggeri anteriore della vettura. Il frammento lo colpì mentre era disteso sul sedile posteriore e mentre i complici scappavano.
L'autopsia (affidata all’epoca all’anatomopatologo Vittorio Fineschi) accertò che Qerimi venne ucciso da un solo colpo di pistola, con il proiettile che entrò dalla spalla destra e rimase conficcato nel torace, sempre sul lato destro del corpo. Il poliziotto, secondo la sua versione data nel corso dei vari interrogatori, sparò cinque colpi dopo aver visto uno dei quattro malviventi in fuga puntargli contro una pistola. L’agente è assistito dagli avvocati Fabrizio Silvani e Raffaele Ferrantino.
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