Via Adamoli, rimossi dal Comune quintali di rifiuti nel palazzo Ater

5 Luglio 2024

L’azienda per l’edilizia popolare non esegue un’ordinanza del sindaco: «Pulire non spettava a noi ma agli inquilini». Cordone replica: «Siete inadempienti. E non possono essere i residenti a pagare»

TERAMO. Il posto è sempre quello, il famigerato condominio Ater di via Adamoli 48, quartiere Colleatterrato, che doveva passare alla storia come il primo grande immobile popolare della città riconsegnato agli inquilini dopo i lavori post-sisma e invece è diventato emblema di problemi e polemiche. Ieri, per ordine del Comune, operai della Teramo Ambiente hanno faticosamente rimosso – l’operazione è durata ore, con oltre dieci viaggi di un camion – quintali di materiale, soprattutto mobili ma anche elettrodomestici e bustoni pieni di rifiuti vari, gettati da una parte degli inquilini negli spazi comuni del palazzo.
La situazione, a parte l’offesa al decoro, era diventata un problema igienico-sanitario. Così il sindaco D’Alberto, il 7 giugno, ha firmato un’ordinanza per imporre all’Ater la pulizia dell’area. L’azienda per l’edilizia popolare non ha eseguito, e il perché lo scrive in una nota diffusa ieri dalla presidente Maria Ceci a operazione di pulizia conclusa: «Gli enti agiscono per atti amministrativi e questi atti rispettano la legge dello Stato. Nel caso di specie, l’Ater ha eseguito i lavori di smaltimento secondo prassi fino a quando insisteva l’area di cantiere. Alla riconsegna delle chiavi, ogni smaltimento privato è da addebitare ai residenti. Nessun ente si può permettere di violare i controlli di organi di rilievo costituzionale, con funzioni di controllo e giurisdizionali. Non si può chiedere a un ente pubblico di fare eccezioni e creare dei precedenti amministrativi».
La neo assessora comunale all’ambiente, Graziella Cordone, ha subito replicato: «L’azienda di edilizia residenziale pubblica, in qualità di proprietaria degli immobili, ha il dovere di garantire il decoro delle aree condominiali di sua competenza. A fronte dell’ordinanza del sindaco, si è dimostrata inadempiente. Il Comune, a fronte di una situazione di rischio igienico-sanitario, si è sostituito all’azienda provvedendo ad effettuare l’intervento. Non ci risulta, ad oggi, che l’Ater abbia fatto ricorso al Tar contro l’ordinanza, pur avendone facoltà. In ogni caso non possono essere certo i residenti a pagare ulteriormente, visti i disagi che hanno già dovuto affrontare in questi anni».
Come da prassi, ora il Comune addebiterà all’Ater i costi della pulizia effettuata. Facile prevedere un contenzioso tra i due enti.(d.v.)