Viadotti A24, l’ex ad Ramadori: nessun pericolo per la sicurezza 

Per oltre due ore ha risposto alle domande dei pm, il giudice non ha ammesso le intercettazioni Con l’allora amministratore ci sono altri sette indagati tra vertici e dirigenti di Strada dei Parchi

TERAMO. Per oltre due ore ha risposto alle domande dei pm e del giudice. Cesare Ramadori, ex amministratore delegato di Strada dei Parchi, lo ha fatto scegliendo un filo conduttore: l’assenza di condizioni di pericolo per i viadotti dell’A24 che, ha ripetuto più volte in aula, sono stati sempre sicuri.
L’interrogatorio chiesto dell’ex ad (così come già avvenuto nei mesi scorsi per il procedimento in corso all’Aquila) ha scandito l’ennesima udienza preliminare teramana sull’A24. Una camera di consiglio, come lo sono tutte le udienze preliminari e quindi rigorosamente a porte chiuse, che è iniziata alle 10 e si è conclusa poco dopo le 14.30 con l’audizione di Ramadori (assistito dagli avvocati Augusto La Morgia e Oliviero De Carolis Villars) ad occupare la maggior parte del tempo.
In apertura, come ormai succede dall’inizio del procedimento, nuova puntata della battaglia a colpi di produzione di atti tra Pubblica accusa (rappresentata dai pm Laura Colica e Silvia Scamurra) e difese degli imputati con il giudice Lorenzo Prudenzano che ha respinto la richiesta della Procura di far entrare nel fascicolo le intercettazioni esistenti nell’ambito del procedimento aquilano. Va detto che sulla sicurezza dei viadotti di A24 e A25, la cui gestione nel frattempo è passata all’Anas, sono in corso inchieste anche a Pescara e Sulmona, oltre che all’Aquila. Nel procedimento teramano, oltre a Ramadori nella sua veste di amministratore delegato all’epoca dei fatti contestati, sono indagati Carlo Toto imprenditore patron della Toto Holding; Igino Lai, all’epoca dei fatti il direttore generale di esercizio; gli ex amministratori delegati Sandro Capparucci e Roberto Zianna; il direttore operativo Marco Carlo Rocchi; il direttore tecnico Gabriele Nati e l'ex responsabile della direzione tecnica Mario Bellesia. La Procura contesta a tutti le ipotesi di reato di inadempimento di contratti di pubbliche forniture e attentato alla sicurezza dei trasporti. Al centro dell'inchiesta ci sono le condizioni di sicurezza e manutenzione dei viadotti Casale San Nicola nel territorio di Isola del Gran Sasso, Cretara, San Nicola 1 e 2, Le Grotte e Cerchiara nei territori di Isola e Colledara. Una situazione, secondo l'accusa, causata dalla totale inadempienza, a partire dal 2009, da parte della concessionaria autostradale degli obblighi di manutenzione ordinaria sulle opere.
Un’inchiesta che ha visto anche il sequestro di somme chiesto ed ottenuto in un primo momento dalla Procura. Somme dissequestrate successivamente dal tribunale del Riesame, con la conferma del provvedimento del dissequestro da parte della Cassazione.
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