Videochiamate porno Giovane assolto dall’accusa di molestie

31 Marzo 2015

TERAMO. Era finito a processo per tre videochiamate porno effettuate nel cuore della notte sul cellulare della ex fidanzata di un suo amico, una ragazza residente a Pineto. Ma per il giudice non c’è...

TERAMO. Era finito a processo per tre videochiamate porno effettuate nel cuore della notte sul cellulare della ex fidanzata di un suo amico, una ragazza residente a Pineto. Ma per il giudice non c’è la prova che quelle telefonate, che secondo l’accusa provenivano da un cellulare intestato alla madre del giovane, fossero state effettuate dall’imputato e nemmeno che provenissero dal numero incriminato. E così per un trentenne campano, Armando Armandini, difeso dall' avvocato Odette Frattarelli del foro di Teramo, ieri pomeriggio è arrivata l’assoluzione dall’accusa di molestie. La vicenda, finita davanti al giudice Carla Fazzini, risale al 2011 quando una sera di ottobre la giovane teramana aveva ricevuto due videochiamate porno in cui aveva visto apparire sullo schermo dei genitali maschili, con la voce di un ragazzo che la invitava a mostrare a sua volta le parti intime. Dopo un momento iniziale di shock la ragazza era corsa a denunciare tutto ai carabinieri, e proprio davanti al maresciallo che stava prendendo la denuncia, e al padre che l’aveva accompagnata in caserma, aveva ricevuto la terza videochiamata molesta, questa volta da un numero anonimo. «Quella sera ero in casa», aveva raccontato la ragazza agli inquirenti, «quando mi accorsi che stava arrivando una videochiamata sul mio telefono cellulare. Quando mi accorsi del contenuto chiamai subito i miei genitori e su consiglio di mio padre decisi di andare dai carabinieri per fare subito una denuncia. La ragazza aveva poi adombrato il sospetto che sarebbe stato il suo ex fidanzato a fornire il numero di telefono all’amico, forse perché voleva vendicarsi per la fine della loro relazione.

Ma quella che durante le indagini sembrava un certezza, e cioè che il numero da cui erano partite le telefonate appartenesse alla madre del giovane, non ha trovato conferma nel corso del dibattimento. Sentito come testimone, il sottufficiale dei carabinieri che aveva raccolto la denuncia della ragazza non ha potuto confermare la provenienza della telefonata. Questo è stato probabilmente un elemento che ha influito sulla sentenza di assoluzione – anche se per saperlo con certezza bisognerà attendere le motivazioni della sentenza – ma forse la circostanza più favorevole all’imputato è stato il fato che sul videotelefono della ragazza il suo volto non è mai comparso in nessuna delle tre videochiamate, neanche in quella effettuata quando la ragazza si trovava nella caserma dei carabinieri per sporgere denuncia.

Nell’udienza di ieri il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’imputato al pagamento di un’ammenda di 516 euro (il massimo previsto dal codice per le molestie), mentre l’avvocato di parte civile Sabatino Di Girolamo aveva chiesto una provvisionale di 5000 euro a favore della ragazza.

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