il caso

Abruzzesi detenuti in Venezuela. Marsilio: «Siamo preoccupati»

8 Agosto 2026

Il presidente della Regione lancia un appello per i quattro cittadini messi dietro le sbarre dal regime

«Sono reclusi per motivazioni politiche. Le condizioni non sono buone: siamo vicini alle famiglie»

 L'AQUILA

Walter Ranieri, Massimiliano Ranieri, Gerardo Coticchia e Tulio Medina Gianfelice. Sono quattro i cittadini di origine abruzzese che figurano tra i 28 detenuti italiani privati della libertà, nel Venezuela di Nicolas Maduro prima, in quello della sua ex vicepresidente Delcy Rodríguez. Finiti dietro le sbarre perché coinvolti in attività politiche o professionali considerate “ostili” o, semplicemente, per aver espresso opinioni contrarie al regime. Raccogliendo l’appello dell’onorevole Fabio Porta (Pd), si è mosso per chiederne l'immediata liberazione anche il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, che ha espresso «la più sincera vicinanza ai cittadini italo-venezuelani detenuti nelle carceri venezuelane per motivi politici e alle loro famiglie». «Le condizioni dei nostri connazionali detenuti in Venezuela destano crescente preoccupazione», ha dichiarato Marsilio, «sono consapevole che il percorso per giungere alla liberazione passa attraverso un lavoro diplomatico complesso e delicato, che già ha portato alla liberazione di altri detenuti politici di origini italiane. Per questo desidero esprimere piena fiducia nell’azione del governo italiano e di tutti gli organismi dello Stato impegnati con professionalità e riservatezza in questa difficile attività. Voglio ricordare che il Venezuela ospita una delle più numerose comunità italiane al mondo, con circa 160mila connazionali registrati nei due consolati, molti dei quali originari dell’Abruzzo, una delle regioni che ha contribuito maggiormente ai flussi migratori verso questa nazione. Come Regione continueremo a fare la nostra parte, mantenendo viva la sensibilità dell’opinione pubblica e sostenendo, con convinzione, l’azione delle istituzioni italiane in quanto libertà, rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona sono valori universali che devono continuare a guidare le coscienze umane». Marsilio ha annunciato l'intenzione di chiedere «un pronunciamento unanime e convinto di tutto il consiglio regionale a favore della scarcerazione dei quattro detenuti abruzzesi».

Walter Ranieri è detenuto in Venezuela dal 10 aprile 2024. È figlio di Sergio Ranieri che ha costruito, negli anni, un importante patrimonio attraverso hotel, ristoranti e immobili. L'arresto, secondo quanto da lui dichiarato, sarebbe avvenuto nello Stato di Barinas durante un controllo stradale, con contestazioni di reato estremamente gravi tra cui tradimento della patria, associazione a delinquere, legittimazione di capitali e traffico di influenze, basate anche su articoli di stampa on line che lo collegavano a figure politiche venezuelane, circostanza da lui sempre respinta come infondata. Lo stesso giorno è stato arrestato anche il fratello Massimiliano Ranieri, dopo un controllo da parte di funzionari Dgcim, seguito dal trasferimento nella sede dell'organismo della città di Ejido per essere interrogato. Il giorno seguente è stato trasferito insieme al fratello su un aereo a Caracas nel centro di detenzione di massima sicurezza situato nel settore di Boleita. Risale, invece, al 20 aprile 2020 l'arresto di Gerardo Coticchia, fermato nell'hotel La Cascada di Los Teques da funzionari della direzione generale di controspionaggio militare e trasferito nella sede di Boleita Norte, a Caracas. Le autorità venezuelane lo hanno ricollegato all'Operazione Gedeon. Tulio Medina Gianfelice, invece, è detenuto in Venezuela dal 30 marzo 2023. Secondo quanto riferito dalla difesa, la sua detenzione sarebbe avvenuta in assenza di flagrante reato e senza adeguati elementi probatori, configurando una violazione delle garanzie fondamentali del giusto processo e della presunzione di innocenza.

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