ORO BLU

Abruzzo. Due gestori per l’acqua, primo sì. Ora sulla riforma decide Marsilio

6 Agosto 2026

Il centrodestra unito approva la relazione sul taglio delle società, Pd e M5S abbandonano l’aula

PESCARA

Una relazione di 106 pagine più 9 allegati e anche un parere, obbligatorio, rilasciato (a maggioranza) dalle commissioni Bilancio e Ambiente. Sono questi i documenti principali che arriveranno sulla scrivania del presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio di Fratelli d’Italia e dei suoi assessori: saranno loro a decidere il futuro dell’acqua abruzzese, cioè se i 6 gestori (Gsa, Cam, Ruzzo Reti, Aca, Saca e Sasi) diventeranno due oppure soltanto uno. Secondo l’Ersi, il controllore del ciclo idrico regionale, adesso in Abruzzo è possibile passare da 6 a due: il taglio a uno potrebbe rivelarsi «un fallimento».

L’ORO BLU D’ABRUZZO

Ieri, all’Emiciclo, il presidente dell’Ersi Luigi Di Loreto ha presentato lo studio sull’oro blu d’Abruzzo: «Considerati i tempi ristretti per l’affidamento e la complessità di realizzare un gestore unico sull’intero territorio regionale integrando i sei gestori esistenti», l’Ersi propone alla giunta Marsilio la costituzione di due consorzi: da una parte, l’ambito 1 chiamato “Gran Sasso”, 118 comuni per 470mila residenti, con l’accorpamento tra Gsa, Cam e Ruzzo Reti e, dall’altra, l’ambito 2 “Maiella-Morrone”, 181 comuni e 832mila abitanti, con l’unione tra Aca, Saca e Sasi. In 6 paesi, Colledimezzo, Fallo, Monteferrante, Pacentro, Barrea e Villetta Barrea, la gestione dovrebbe restare ai Comuni. Tra 8-12 anni, dice la relazione dell’Ersi, si potrebbe puntare al gestore unico.

CENTRODESTRA UNITO

Il centrodestra di governo ha approvato la relazione dell’Ersi senza crepe passando la palla a Marsilio. Insieme alla maggioranza hanno votato anche i consiglieri Enio Pavone di Azione e Alessio Monaco di Avs. «Due gestori restano preferibili a un gestore unico regionale e la scadenza delle concessioni non lascia spazio a ulteriori rinvii», dice Pavone, «per il resto siamo davanti a un punto di equilibrio tra impostazioni diverse, che andrà giudicato per come verrà attuato. L’Abruzzo ha sorgenti che coprono ampiamente il fabbisogno della popolazione. Il problema sta a valle, nelle condotte, perché, dove la rete perde, l’acqua disponibile non arriva ai rubinetti. Cambiare l’assetto degli ambiti serve a costruire soggetti capaci di finanziare i lavori», dice Pavone che, sulla fase attuativa, pone le sue condizioni: «I due gestori devono nascere come soggetti industriali. Serve un management scelto per competenza e un ANCHE AVS DICE SI

«Sì alla gestione dell’acqua su due ambiti per rimanere vicini ai territori, ma», avverte Monaco, «stop al rischio di creare nuove poltrone e sovrastrutture: l’Abruzzo non soffre per mancanza d'acqua, ma per trent’anni di mancati investimenti sulla rete. La priorità assoluta dev’essere ammodernare le infrastrutture, introducendo l’obbligo di intervenire sui sottoservizi in ogni cantiere pubblico, valorizzare le professionalità esistenti, potenziare la depurazione e garantire il contenimento delle tariffe per i cittadini. Accogliamo favorevolmente la scelta di strutturare il servizio idrico su due gestori anziché su un unico mega-gestore centralizzato», chiarisce Monaco, «è una soluzione condivisa con tantissimi amministratori locali, perché risponde alla necessità di garantire una vicinanza operativa sia alle aree interne che a quelle costiere, assicurando una governance pubblica dinamica e orientata ai reali fabbisogni del territorio, in linea con le valutazioni tecniche effettuate dall’Ersi».

L’OPPOSIZIONE SE NE VA

I consiglieri del Pd e del M5S hanno abbandonato l’aula per protesta: «Altro che due gestori o uno solo», dicono Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini del M5S, «nelle conclusioni, la stessa relazione approda a una proposta che, nei fatti, cristallizza la presenza degli attuali 6 gestori, limitandosi a ricollocarli all'interno di due sub-ambiti senza una reale riduzione delle strutture gestionali e dei centri decisionali. In sostanza, si cambia tutto perché nulla cambi».

DUE CONSORZI

Su questo, la relazione dell’Ersi dice: «Si procederà alla costituzione di un Consorzio per ciascun sub-ambito, cui aderiranno, tre gestori attuali per ciascun sub-ambito. I Consorzi svolgeranno funzioni di coordinamento strategico, programmazione unitaria degli investimenti, centrale acquisti e gestione unificata delle funzioni di supporto. Progressivamente, verranno trasferite ai Consorzi anche funzioni operative, realizzando un’integrazione graduale. Al termine di un periodo di collaborazione consortile si procederà alla fusione formale in due società per azioni». Per il M5S, non ci sarà un taglio: «A questa operazione non intendiamo prestare il fianco», dicono Taglieri e Alessandrini che proseguono: «Più che una riforma, siamo di fronte a un’occasione mancata per mettere davvero ordine nel servizio idrico regionale. Nonostante le nostre osservazioni e i contributi emersi durante i lavori delle commissioni, la maggioranza non è stata in grado di costruire un modello capace di ridurre realmente il numero dei gestori, eliminando inefficienze, duplicazioni di costi e ritardi, e dando vita a una struttura industrialmente forte, moderna e adeguata alle sfide del settore. La riduzione dei gestori, infatti, non risponde soltanto a un’esigenza di contenimento dei costi, pur rilevante, ma rappresenta soprattutto una condizione essenziale per evitare il ricorso alle gare. Se si dovesse arrivare a una procedura di gara, l’ingresso dei soggetti privati nella gestione dell’acqua pubblica diverrebbe un esito pressoché inevitabile. Al contrario, una vera aggregazione consentirebbe di costruire una realtà industrialmente più forte e in grado di soddisfare i requisiti richiesti da Arera: capacità industriale, solidità economico-finanziaria, stabilità organizzativa, sostenibilità e convenienza tariffaria». Secondo il M5S, «mantenere, di fatto, l’attuale frammentazione, come rischia di avvenire con questo modello, significa esporre il sistema idrico regionale a criticità rilevanti e indebolire la tutela dell'acqua pubblica, che dovrebbe invece rappresentare l’obiettivo prioritario di qualsiasi riforma».

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