ludopatia

Abruzzo malato di scommesse. In un anno spesi 2,6 miliardi

1 Ottobre 2026

Il dossier choc di Espad: è sempre più diffuso tra i giovani, si gioca anche tra i banchi di scuola. A Teramo la maglia nera

L’AQUILA

Il gioco d’azzardo in Abruzzo entra a scuola, si infila nello smartphone e arriva fin dentro i piccoli borghi, dove bar e luoghi di aggregazione si svuotano. Tra gli studenti della regione che giocano online, il 26 per cento dice di averlo fatto anche in aula. E nei piccoli Comuni la spesa per il gioco telematico arriva a sfiorare i 3mila euro l’anno per abitante, oltre il 40 per cento in più della media nazionale. È un fenomeno che cambia luoghi e modalità: non servono più una sala scommesse, una ricevitoria o un bar. Basta uno smartphone. I dati dell’Espad, il più grande progetto internazionale sui comportamenti a rischio degli adolescenti, fotografano la crescita del gioco online tra gli studenti abruzzesi: il 13 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ha giocato d’azzardo online almeno una volta negli ultimi dodici mesi, contro l’11 per cento del 2022. Tra i maschi la quota sale al 22 per cento, oltre cinque volte quella delle ragazze, ferma al 4 per cento. Teramo raggiunge il 15 per cento e, tra i maschi, arriva al 26. Lo smartphone è il principale punto di accesso: lo indica il 12 per cento degli studenti abruzzesi, con un divario ancora netto tra maschi, 20 per cento, e femmine, 3 per cento. E il fenomeno non riguarda soltanto i più giovani. Nel 2024 la raccolta da gioco telematico in Abruzzo ha raggiunto i 2,6 miliardi di euro, quasi il triplo rispetto ai 900 milioni del 2019. La spesa pro capite è salita da 720 a 2.038 euro, contro una media nazionale di 1.549. Il valore più alto è quello di Teramo, con 2.272 euro per abitante, seguita da Pescara con 2.168. Nell’area Lanciano-Vasto-Chieti il dato è di 1.892 euro, mentre nell’area Avezzano-Sulmona-L’Aquila è di 1.841.

SCOMMESSE VIRTUALI

Tra le diverse forme di gioco online praticate dagli adolescenti, le scommesse sportive, le scommesse virtuali e gli altri giochi di casinò raggiungono ciascuno il 6,1 per cento. Seguono le slot machine, al 5 per cento, e le scommesse su altri eventi, al 4. Le scommesse sportive, pur restando tra le attività più diffuse, hanno avuto un andamento particolare: dall’11 per cento del 2019 sono scese al 6 per cento nel 2022, stabilizzandosi poi nel 2024. Sono invece cresciuti soprattutto i giochi di casinò, passati dall’1 al 6 per cento, e gli apparecchi, dal 2 al 5. Anche i conti di gioco raccontano quanto la dimensione digitale sia entrata nelle abitudini. In Abruzzo se ne contano 444 ogni mille maggiorenni, contro i 400 della media italiana. Pescara arriva a 486, Teramo a 460, mentre l’area Lanciano-Vasto-Chieti è a 429 e quella di Avezzano-Sulmona-L’Aquila a 399. Più di un quarto dei conti abruzzesi, inoltre, è stato aperto nell’ultimo anno. E non è soltanto una questione di quantità di denaro. Tra gli adulti abruzzesi tra i 18 e gli 84 anni il 10 per cento, nel 2024, riferisce di aver giocato online nell’ultimo anno. Erano circa il 7 per cento nel 2019. Anche qui il divario di genere è netto: 16 per cento tra gli uomini e 5 per cento tra le donne. Lo smartphone è il dispositivo principale, utilizzato dall’8 per cento della popolazione, mentre computer e tablet restano molto più distanti.

CASA E SALE SCOMMESSE

Il luogo del gioco cambia, ma la casa resta il punto centrale. Il 38 per cento degli studenti che giocano indica casa propria o quella degli amici, con punte del 45 per cento a Teramo e del 43 a Pescara. Seguono bar, tabacchi e pub, indicati dal 24 per cento. Ma è soprattutto il dato sulle sale scommesse a far emergere una differenza territoriale: in base alla media regionale sono frequentate dal 19 per cento degli studenti, mentre nell’area Avezzano-Sulmona-L’Aquila la percentuale supera il 46 per cento. È un paradosso solo apparente. Il gioco online allontana il giocatore dai luoghi fisici dell’azzardo, ma non necessariamente dal contesto sociale che lo alimenta. La casa diventa il nuovo spazio del gioco e lo smartphone il nuovo accesso. Anche tra gli adulti il 9 per cento indica la propria abitazione come luogo nel quale ha giocato online nell’ultimo anno. Nel 2019 era il 4,3 per cento. Intanto, nel caso degli studenti, la distanza fisica dai luoghi di gioco sembra aumentare. Rispetto al 2019 diminuisce la quota di ragazzi che riferiscono di avere un punto di gioco a meno di cinque minuti da casa, dal 45 al 34 per cento, e da scuola, dal 49 al 35. Cresce invece quella di chi indica tempi di percorrenza più lunghi o nessun luogo di gioco conosciuto. Una distanza che può rappresentare un fattore protettivo, ma che perde parte del suo significato quando il luogo di gioco può essere semplicemente lo schermo del telefono.

SOLITUDINE E CONNESSIONE

E proprio nei piccoli comuni il fenomeno si intreccia con un’altra emergenza: lo spopolamento. Quando chiudono i bar, diminuiscono i circoli, spariscono i negozi e si riducono gli spazi di aggregazione, il rischio è che anche le occasioni di relazione si assottiglino. «È un dossier preziosissimo, perché ci consente di acquisire elementi-spia per un’analisi sulle aree interne», sottolinea Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra italiana. «Dobbiamo chiederci quanto incidano l’isolamento e la solitudine, quanto la deprivazione economica, nella tendenza al gioco d’azzardo online». Perché il gioco non arriva più necessariamente nei luoghi tradizionali dell’azzardo: «Lo smartphone è sempre con noi, è accessibile in qualsiasi momento e può diventare una porta d’ingresso immediata». E quando intorno a quello smartphone ci sono sempre meno occasioni di incontro, il rischio è che lo spazio virtuale finisca per sostituire quello reale. «Il gioco d’azzardo è anche figlio della solitudine, dell’assottigliarsi dei presidi sociali e culturali, dei luoghi di aggregazione», prosegue Licheri. Nei borghi che perdono abitanti, dunque, la questione non è soltanto quanto si gioca, ma anche cosa resta intorno alle persone: «Se vengono meno i luoghi dove stare insieme, dobbiamo interrogarci su quali siano le alternative che offriamo soprattutto ai giovani». È un pezzo di un fenomeno più ampio, che mette insieme fragilità economiche, isolamento e trasformazione delle abitudini. «Non possiamo leggere questi numeri soltanto come un problema di gioco», avverte Licheri. «Dobbiamo guardarli dentro il contesto sociale nel quale maturano». E nelle aree interne quel contesto racconta comunità sempre più fragili, dove il telefono può essere contemporaneamente strumento di connessione con il mondo e rifugio dalla solitudine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA