Bagnai (Lega): bisognerebbe adottare il modello tedesco nel nostro sistema elettorale

29 Novembre 2023

Il deputato salviniano: «Un fine dichiarato del premierato è quello di contrastare l’instabilità dei governi ed evitare il cosiddetto transfughismo parlamentare»

Approfitto della preziosa opportunità di esprimermi sul Centro accogliendo l’invito del Direttore ad intervenire nel dibattito meritoriamente aperto sul tema delle riforme costituzionali. Uso il plurale (riforme) non a caso, perché anche se in questa sede ci concentriamo su una sola di esse, quella che propone l’elezione diretta del Presidente del Consiglio (il cosiddetto premierato), ad avviso di chi scrive la discussione andrebbe condotta inquadrando il tema nel complesso delle riforme che sono sul tavolo, fra cui, oltre all’autonomia differenziata, evidenzio il ripensamento dello sciagurato svuotamento delle Provincie perpetrato dalla Legge Delrio, che tanti visibili problemi quotidiani causa ai cittadini della nostra e di altre Regioni. Mi limiterò qui a proporre alcune osservazioni che spero possano essere utili a orientare le riflessioni dei lettori.
Un fine dichiarato del premierato è contrastare «l’instabilità dei Governi e il “transfughismo” parlamentare» (citando la relazione illustrativa del disegno di legge).
Alcune vicende della nostra Regione possono averci sensibilizzato sui limiti del “transfughismo”, ma personalmente vorrei soffermarmi su una conseguenza particolarmente nefasta dell’instabilità. In un sistema istituzionale, quello europeo, in cui i motori più importanti dell’azione legislativa sono il Consiglio europeo, dove siedono i premier, e il Consiglio dell’Unione Europea, dove siedono i ministri competenti per materia, l’instabilità dei Governi mina alla radice la capacità di indirizzo politico del nostro Paese.
Sarebbe come se un gruppo politico inviasse ogni volta in Commissione un parlamentare diverso a difendere la propria linea, mettendo quest’ultimo nella necessità di costruire ex novo ad ogni seduta una rete di rapporti e di alleanze per sostenere il dialogo. L’instabilità preclude la possibilità per il nostro Paese di affermare in modo incisivo le proprie ragioni e la voce del buonsenso nelle sedi internazionali in cui gli indirizzi strategici vengono proposti e imposti spesso con leggerezza e in modo ideologico, come dimostrano ascesa (in Unione Europea) e caduta (sui mercati) dell’ideologia green.
Rispetto a questo problema, un’altra riforma opportuna sarebbe l’adeguamento della legge elettorale europea dell’Italia al modello tedesco, che adottando liste bloccate su collegio elettorale unico consente ai partiti di inviare al Parlamento Europeo persone specificamente preparate per relazionarsi con le istituzioni europee.
Nel dibattito sul premierato tiene banco la riflessione sui poteri attribuiti al Capo dello Stato. Mi permetto anche qui di fare un’osservazione. Oltre trent’anni fa Giuliano Amato propose la metafora della “fisarmonica” per descrivere i poteri del Presidente della Repubblica. Forse c’è stato, ma a me che non sono un giurista è sfuggito, un dibattito sull’opportunità che a questa fisarmonica di poteri rispondesse una fisarmonica di responsabilità, che oggi è saldamente riposta nella custodia dell’art. 72 della Costituzione. In questo senso il premierato può effettivamente “consolidare il principio democratico, valorizzando il ruolo del corpo elettorale nella determinazione dell’indirizzo politico della Nazione”: è indubbiamente opportuno che chi determina questo indirizzo politico, chiunque egli sia, sia soggetto a una responsabilità politica diretta come quella che scaturisce dal meccanismo dell’elezione diretta. La stessa che a nostro avviso, si parva licet, andrebbe ripristinata anche a livello provinciale.
*deputato della
Lega Salvini Premier,
presidente della Commissione bicamerale di controllo
sull’attività degli enti gestori
di forme obbligatorie
di previdenza e assistenza
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