«Chiudo-non chiudo». Il balletto dei Punti-nascita

17 Dicembre 2015

La Regione cede al fuoco amico dei consiglieri di maggioranza e riapre la questione delle maternità. E il Tar rinvia a gennaio

PESCARA. Il Tar sulla chiusura dei Punti nascita (reparti di Maternità) ha deciso. Ma la sentenza non si conoscerà prima di febbraio. Ieri si è svolta l'udienza definitiva davanti al tribunale amministrativo dell'Aquila sui ricorsi riuniti presentati dalle amministrazioni di Atri, Ortona e Sulmona. E il collegio ha trattenuto la causa a decisione: in pratica per avere la sentenza ci vorranno dei tempi tecnici.

I ricorrenti hanno depositato la lettera scritta martedì pomeriggio dal governatore Luciano D'Alfonso al ministro Lorenzin, in cui si chiede di riconsiderare la chiusura delle quattro Maternità abruzzesi (compresa quella di Penne). Gli avvocati ritengono che proprio perché si sollecita una decisione da prendere in futuro l'iniziativa di D'Alfonso non interferisce nel punto cruciale della causa: capire se i provvedimenti adottati siano corretti o meno.

I giudici amministrativi hanno comunque inteso di decidere, non ora ma tra un mese. Valuteranno l’intera procedura seguita dal commissario-governatore D’Alfonso e sfociata con il decreto sulle chiusure. E quindi le motivazioni in applicazione alle indicazione dettate dal ministero della Salute e fondate principalmente sul numero dei parti nei punti nascita (non meno di 500) e sulle condizioni di sicurezza nelle sale parto. Gli avvocati ne fanno invece anche una questione di peculiarità del territorio ritenendo che in alternativa le sale parto di Chieti, Pescara, Avezzano sarebbero troppo difficili da raggiungere per le partorienti. Un principio sul quale ha fatto di recente marcia indietro lo stesso ministro Lorenzin.

Sempre sul fronte della Sanità e soprattutto delle riforme, l’Anaao-Assomed, associazione di medici e dirigenti, ha ribadito la fiducia al segretario regionale Filippo Gianfelice e trova una via di mezzo sulle posizioni che l’avevano divisa in merito al numero delle Asl da tenere in Abruzzo. Gianfelice, teramano, aveva bocciato la Asl unica mentre i rappresentanti di Chieti e Pescara avevano sostenuto la necessità di accore le quattro attuali aziende sanitarie. Durante il consiglio regionale svolto a Mosciano Sant'Angelo, è rientrata la polemica che aveva portato Gianfelice verso le dimissioni e si è fatto riferimento a due aziende sanitarie locali, organizzate in “Aree vaste” derivate dall’unione di Chieti con Pescara e Teramo con L’Aquila. «A completamento», recita una nota, «è auspicabile una centralizzazione degli acquisti con una direzione amministrativa unica regionale».(cr.re.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA