«Ci siamo fidati anche di un controllo di Bankitalia...»

Il direttore di Confartigianato spiega gli investimenti con Carichieti e le conseguenze in danno delle pmi
PESCARA. «Quando abbiamo acquistato le obbligazioni non c'era motivo di non fidarsi. A garantire l'operazione c'era un'ispezione di Bankitalia, che non aveva rilevato carenze. E poi c’era un rapporto di circa 40 anni. Ora siamo in grado di garantire minori finanziamenti, il tutto a danno delle piccole e medie imprese (pmi) abruzzesi, già stremate dalla crisi economica». A raccontare quanto accaduto è il direttore di Confartigianato Imprese Chieti, Daniele Giangiulli.
Creditfidi, il consorzio fidi dell'associazione delle piccole e medie imprese operanti nel settore dell'artigianato,e nel 2012 aveva acquistato da Carichieti obbligazioni, emesse nel 2011, per un totale di 150mila euro. Obbligazioni poi azzerate dal piano di salvataggio, così come avvenuto per centinaia di risparmiatori.
Giangiulli, perché Creditfidi ha acquistato le obbligazioni?
«Dietro suggerimento della banca, abbiamo acquistato le obbligazioni per avere più capacità di interlocuzione e di assistenza nei confronti delle nostre imprese in materia di accesso al credito. Un consorzio fidi, infatti, può erogare finanziamenti in misura proporzionale ai propri depositi. La banca, tra l'altro, si era impegnata a rivedere la convenzione per applicare tassi più bassi alle imprese associate».
E' stato così?
«No, tutto questo non è accaduto. Se da un lato Carichieti ha continuato a concedere finanziamenti anche nella prima fase del commissariamento, dall'altro i tassi sono rimasti invartiati».
Perché Carichieti per l'acquisto delle obbligazioni?
«Era la nostra banca di riferimento, quella più radicata sul territorio e che, con 60 filiali, aveva una diffusione capillare. Ricordo che era quella con cui abbiamo portato avanti più operazioni finanziarie».
Dunque non c'era motivo di non fidarsi?
«Assolutamente no. Poco prima, sempre nel 2012, c'era stata un'ispezione della Banca d'Italia che non aveva rilevato carenze né patrimoniali, né di solidità della banca. Oltre a questo, a garantire la nostra operazione c'era un rapporto che andava avanti dal 1975».
Quando sono sorti i problemi?
«Soltanto a fine novembre, quando con un colpo di spugna è stato azzerato tutto. Un'operazione inaspettata, che ha penalizzato le persone corrette che, per una vita, hanno affidato i risparmi ad una banca del territorio, fidandosi dei funzionari che proponevano loro questi prodotti».
Le conseguenze?
«Possiamo garantire minori finanziamenti alle imprese associate, ma per fortuna abbiamo ancora la forza per garantire i prestiti ed assistere le imprese. Oltre alle centinaia di risparmiatori in difficoltà, nel nostro caso il danno si ripercuote sulle imprese».
Come intende muoversi Confartigianato?
«Abbiamo lanciato una class action e convocato gli 80 risparmiatori che si sono rivolti alla nostra struttura, per farli incontrare con un pool di legali. Tra i soggetti presenti ci sarà anche Creditfidi. Dispiace che nessuno abbia preso posizione e che la Regione non sia intervenuta pubblicamente a tutela dei risparmiatori».
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