I dubbi oltre il “price cap” Eni: le paure degli autotrasportatori

Da lunedì 28 settembre il tetto al prezzo di benzina e diesel, ma non basta. In Abruzzo 1.300 aziende in difficoltà
PESCARA. La mossa a sorpresa del “price cap” giocata da Eni – con tante grazie dal governo – allontana lo spettro del diesel stabilmente sopra la soglia critica dei 2,50 euro. Il tetto massimo dei prezzi, fissato dalla controllata dallo Stato a 1,99 per la benzina e 2,19 per il gasolio, è arrivato a poche ore di distanza dal dimezzamento del taglio alle accise sul diesel da 12 a 6 centesimi. Una decisione arrivata dopo la “moral suasion” esercitata da Palazzo Chigi nei confronti di Eni, anche se entrambe le parti chiariscono che si tratta di una scelta presa in piena autonomia dall’azienda.
Non si spengono però le preoccupazioni delle categorie che in questi mesi sono state più colpite dal caro carburanti. Dallo scoppio del conflitto in Iran a oggi l’aumento del costo medio è stato del 35% per il diesel (da 1,72 a 2,338 al self) e del 29,1% per la benzina (da 1,66 a 2,15). Mestieri come quelli di tassista, camionista e agente di commercio – professioni che vivono di strada e chilometri percorsi – risentono più degli altri del rialzo dei prezzi alla pompa. È una platea ampia: secondo l’ultimo report della Cgia di Mestre, sono oltre 300mila le imprese operanti in questi settori registrate in Italia al 31 dicembre dello scorso anno. Solo in Abruzzo sono quasi 7mila, con una netta prevalenza degli agenti di commercio (più dell’80% del totale) seguiti da trasportatori e, infine, da taxi e Ncc.
Il punto è che il price cap, che entrerà in vigore lunedì per «almeno» un mese, non risolve ogni problema. In primo luogo perché il tetto al costo del carburante sarà applicato solo nelle circa 4mila stazioni di servizio gestite dall’azienda, che rappresentano il 20% del totale. Nelle speranze del governo l’abbassamento del prezzo di Eni dovrebbe trascinare con sé anche quello della concorrenza. Ma non è affatto detto che sia così. L’esempio, in negativo, arriva dalla Francia: la Total ha applicato un tetto al prezzo del carburante simile a quello italiano – 1,99 per la benzina e 2,25 per il diesel – senza che questo abbia significato una riduzione generale dei prezzi. Semmai, l’effetto sul mercato potrebbe essere quello di innescare una dinamica di corsa al rifornimento a prezzi più basso. Con il rischio che Eni possa trovarsi ad affrontare problemi di esaurimento del carburante. Alla Total è capitato in più di un’occasione nel corso degli ultimi mesi.
Tra l’altro, non è da escludere che la mossa dell’Eni crei problemi di mercato: Assopetroli-Assoenergia ha convocato un comitato di Presidenza d’urgenza al fine di valutare l’impatto dell’iniziativa sugli equilibri concorrenziali del mercato e in particolare degli effetti su tutte le aziende associate sia del comparto rete sia dell’extrarete. Le aziende di autotrasporto e di servizi di trasloco in Abruzzo sono 1.363, concentrate per più del 30% nella provincia di Pescara (413), mentre l’Aquilano è la provincia che ne conta meno di tutte (237). Tra le categorie più esposte dal caro carburanti, sono i problemi dei trasportatori a generare le ricadute più pesanti sulla vita dei cittadini. La stessa legge prevede un meccanismo di adeguamento dei prezzi applicati dai trasportatori ai propri clienti. Si tratta di una clausola automatica: ogni volta che il costo medio alla pompa si alza di 20 centesimi rispetto al prezzo iniziale preso come riferimento (in base ai dati pubblicati dal Mimit), scatta l’adeguamento della tariffa a carico del cliente del trasportatore che, inevitabilmente, si riflette anche sul costo del prodotto finito.
Per rispondere alle esigenze dei trasportatori il governo ha aperto un credito di imposta straordinario per la categoria, con un budget di 300 milioni di euro. La finestra per richiederlo si è chiusa lo scorso 21 settembre. Quanto arriverà a ciascuna impresa però, chiarisce Raffaella Pierangelo di Cna Fita Merci Abruzzo, dipende dal numero di aziende che hanno presentato domanda. «Al momento non sappiamo quante sono, ma è un nodo cruciale: per come è stata impostata la norma, i fondi verranno distribuiti in parti uguali tra tutte le imprese. Capisce bene che se a presentare la domanda sono 3mila aziende o 30mila cambia più di qualcosa...», spiega Pierangelo. Domani è prevista la riunione a livello nazionale di Cna Fita Merci per fare il punto della situazione. «Nel settore c’è una certa tensione, specialmente tra i piccoli trasportatori. Molti chiedono di indire uno sciopero», aggiunge l’associazione.
Un altro comparto che soffre le conseguenze del caro carburanti è quello agricolo. Coldiretti Abruzzo prende atto «positivamente» del price cap deciso dall’Eni ma, sottolinea, non può essere sufficiente. «Le nostre aziende hanno bisogno soprattutto di poter programmare e produrre con costi sostenibili», spiega l’associazione. «L’aumento delle quantità di gasolio agricolo agevolato deciso dalla Regione Abruzzo, che abbiamo apprezzato, va nella direzione giusta, ma non è sufficiente se il costo delle lavorazioni resta troppo elevato rispetto ai ricavi delle imprese». Coldiretti descrive una situazione precaria, in cui gli agricoltori si trovano nella condizione di dover valutare se lavorare un terreno, o meno. «Quando accade, siamo davanti a un problema che riguarda non solo la singola impresa, ma la capacità produttiva agricola del territorio». Per questo Coldiretti chiede misure che rendano «strutturalmente sostenibili» i costi di produzione.
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