I rifugi della Maiella Una risorsa da valorizzare per il turismo montano

Per il Parco sono prioritari impianto fotovoltaico e approvvigionamento idrico Il caso del Manzini, sul monte Amaro, il più alto ricovero dell’Appennino
Il Rifugio Manzini (2.522 m) te lo ritrovi davanti all’improvviso quando sali sul Monte Amaro dalla Maielletta oppure dalla Val Cannella. Si tratta del rifugio “più alto” dell’Appennino, molto meno famoso del Rifugio Franchetti del Gran Sasso, 2.433 m, struttura ai piedi dei due Corni, aperto al pubblico con ottima gestione privata.
Il Manzini è assai più sfortunato, non solo perché raggiungerlo non è facile per dislivello e chilometri da affrontare, ma anche per la difficoltà di giungere ad un recupero e una gestione, forse anche condivisa.
LA STORIA
La proprietà del rifugio è del Comune di Fara San Martino che ne promosse la costruzione agli inizi degli anni ’60 attraverso fondi stanziati dal Ministero dei Lavori Pubblici e con il determinante contributo del Cai di Chieti e soprattutto dei soci di Fara San Martino. Ancor prima di nascere già poneva problemi: in un documento del 1960, viene riportata un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Silvio Paolucci nei confronti del Ministro dei Lavori pubblici al quale si chiedeva di spostare il progetto di costruzione del Rifugio in cima al Monte Amaro invece che più in basso. Venne realizzato dove ora si trova per evidenti ragioni di minori esposizioni alle intemperie. Fu inaugurato nel 1964 e intitolato a Ciro Manzini di Chieti che scalò per la prima volta nel 1937 la Cima delle Murelle. Il rifugio consta di due piani più sottotetto.
Già nel 1973 si rilevarono danni consistenti dovuti ad intemperie. Una relazione tecnica comunale del 3 aprile 1973 elenca danni specifici alla copertura e orditura del tetto, ai marciapiedi perimetrali, alla rete idrica, ai fognoli di scarico e ai sanitari; si evidenziava l’esigenza di ripulire e isolare la vasca di raccolta acqua al di sotto del rifugio, nonché la tinteggiatura delle pareti e la fornitura di attrezzatura per cucina e materassi per posti letti. Tali lavori richiedevano 3.300.000 lire. Insomma, dopo meno di dieci anni il rifugio, senza manutenzione, versava già in condizioni non buone.
Tra il 1985 e il 1990 l’azienda di Stato per le foreste demaniali di Castel di Sangro si occupò tra le tante attività anche del restauro del rifugio Manzini. «Lavorammo in economia» ci spiega il naturalista Massimo Pellegrini, responsabile tecnico della riserva naturale di Fara San Martino in quegli anni «e la carta vincente di quegli interventi fu il coinvolgimento dei pastori della Maiella che lamentavano lo stato di degrado di rifugi e grotte e anche degli abbeveratoi». L’ufficio così poté contare sul lavoro dei pastori e dei loro muli e con testardaggine e buona volontà si arrivò al rifacimento del tetto, alla captazione di una piccola risorgiva per portare l'acqua nel rifugio, alla istallazione di infissi in ferro, alla dotazione degli arredi, alla separazione tra la parte aperta al pubblico e quella gestita ed utilizzabile su prenotazione.
GLI ANNI 2000
Le notizie del rifugio negli anni successivi divengono frammentarie. In anni più recenti il primo piano fu riservato al Corpo Forestale dello Stato per la vigilanza del Parco che ne curò alcune criticità. Il piano terra, in condizioni davvero precarie, risultava sempre aperto nei suoi due locali comunicanti e provvisto di tavolati per la notte, cucina con lavandino e acqua non potabile. Nel 2004 il Corpo Forestale dello Stato richiese al Comune di Fara il rifacimento urgente del tetto. Ma solo nel 2008 vennero effettuati dei lavori sollecitati dal gruppo Speleo di Chieti e finanziati dal Comune di Fara. Il Corpo Forestale fornì gli elicotteri per il trasporto del materiale, il Parco coordinò i lavori. Si ripristinò l’impianto idrico con un nuovo serbatoio di 500 litri e una nuova pompa, il rifugio fu dotato di 25 posti letto (tavolati e strutture in ferro) e vari tavoli e sedie. Il Manzini così riprese vita a settembre dello stesso anno.
Il Piano della performance 2016-2018 dell’Ente Parco Maiella include la ristrutturazione del Rifugio Manzini con l’attuazione della Convenzione con il Comune di Fara San Martino e risorse finanziarie individuate con assestamento del bilancio di previsione 2014: € 60.000,00. Il finanziamento nasce da un Protocollo d’intesa con il Comune di Fara San Martino, il Coordinamento territoriale Carabinieri per l’Ambiente del Parco, e l’Ufficio territoriale Carabinieri per la biodiversità.
I lavori di ristrutturazione iniziati nel 2014 si sono conclusi e la gestione è attualmente del Comune di Fara come da accordo siglato dall’ex-sindaco Di Rocco e il direttore del Parco della Maiella. Il Parco ha a disposizione una stanza al primo piano per lo svolgimento di attività di ricerca: censimenti faunistici e ricerche floristiche ed inoltre il Rifugio viene utilizzato dal personale dell’Ente per i lavori di manutenzione della rete dei sentieri di alta quota.
OGGI
Cosa occorre ancora? Come sottolineato dall’Ente Parco sarebbe necessario un impianto fotovoltaico, il miglioramento dell’approvvigionamento idrico e nuovi arredi. Per l’impianto fotovoltaico, l’Ente Parco ha stanziato dei fondi nel Bilancio 2018. Occorre un certificato di agibilità che ne permetta poi la gestione, forse anche condivisa. Chi lo gestirà dovrà assicurare la cura del rifugio anche proponendo lavori necessari quali ad esempio dotare il rifugio di adatte vasche per la raccolta dei liquami, dovrà occuparsi del rifornimento di acqua potabile, gas per la cucina e legna per il camino.
Un rifugio di alta montagna, quale è il Manzini, potrebbe rivestire un ruolo chiave per la montagna che lo ospita anche per la sorveglianza del territorio, per la sicurezza degli escursionisti e quale punto informativo. La sua posizione e altitudine sono l’ideale per l’osservazione della fauna, così come per centraline meteo e raccolta dati. Certamente anche un punto di appoggio privilegiato per gli escursionisti, ma anche un ritrovo per appassionati. Ristrutturato e dotato di impianti di nuova generazione sarebbe un esempio che coniuga funzionalità ed eco-sostenibilità nella gestione delle acque, dei liquami, dei rifiuti e l’approvvigionamento energetico. Dotato di ciò sarebbe anche un’attrattiva per coloro che vivono la montagna con passione e amore e che non temono di trascorrere sulle pendici dei monti giornate e nottate intere.
La sinergia con Enti sovracomunali, in primis la Regione, dovrebbe costituire la base di partenza per la gestione di strutture complesse quali i rifugi di alta quota; pertanto è indispensabile poter ricevere co-finanziamenti almeno per la copertura dei costi relativi al sorvolo di elicotteri per gli approvvigionamenti e per lo smaltimento dei reflui. Il Parco così come il Cai e il comune di Fara San Martino sono pienamente disponibili a confronti su questi argomenti assieme all’ente regionale. Si spera che queste osservazioni siano catalizzatrici di un incontro. Siamo abruzzesi, facciamolo!
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