Il debutto di Curcio in piena emergenza idrogeologica

PESCARA. «Il sistema di volontariato abruzzese è noto, storico, esce da esperienze drammatiche rafforzato. Ricordo che è stato l'ultimo a lasciare le terre emiliane e questo è un segnale di forza....
PESCARA. «Il sistema di volontariato abruzzese è noto, storico, esce da esperienze drammatiche rafforzato. Ricordo che è stato l'ultimo a lasciare le terre emiliane e questo è un segnale di forza. Ovviamente c'è bisogno di investire nella formazione. Stiamo lavorando molto con l'Abruzzo. Immaginiamo un volontariato non solo di emergenza ma anche di collaborazione alla pianificazione».
Così Fabrizio Curcio, capo della Protezione civile, ha spiegato la realtà del volontariato abruzzese che ieri ha animato una giornata di festa e esercitazioni. Per Curcio l’incarico coincide con una fase di riforma della Protezione civile dettata dalla legge delega. «Oggi» ha detto Curcio, «abbiamo una norma di protezione civile che riteniamo essere un po’ disallineata rispetto a quelle che sono le esigenze, perché gli interventi normativi degli ultimi anni non hanno perfettamente seguito le richieste del territorio, delle Regioni e soprattutto di quello che si attende la gente. Quindi questa riforma è un'azione per riallineare il sistema di protezione civile che qualche criticità la pone, ad esempio sull'attivazione delle emergenze». Il governatore Luciano D’Alfonso ha ricordato quindi a Curcio il problema dei danni da maltempo subiti a marzo: «Abbiamo predisposto e già presentato tutta la documentazione riguardante i danni subiti dal nostro territorio negli eventi franosi conseguenza del maltempo dei mesi scorsi. Sappiamo che sta andando avanti e chiediamo che si concluda al più presto, come crediamo, l'istruttoria per il riconoscimento dello stato di emergenza. Le nostre priorità sono quelle della messa in sicurezza di un territorio che ha dovuto far fronte a oltre 230 realtà franose. Oggi abbiamo fatto ricorso a 60 milioni per una prima parte di interventi, in attesa di altri 80 di cui 26 in arrivo dall'Europa». Curcio ha spiegato che «dopo le ulteriori fragilità del suolo emerse dall'ultima ondata di maltempo l'Abruzzo può ripartire dalle priorità, come si riparte in molte altre regioni d'Italia, stabilendo le priorità. Quello del dissesto idrogeologico», ha aggiunto, «è un problema che riguarda quasi tutte le regioni italiane. Sono state censite 486 mila frane, e si parla di quelle censite. Poi abbiamo numeri superiori e quindi, che per l'assenza di risorse, c'è la necessita di stabilire delle priorità. L'Abruzzo lo sta facendo: si stabiliranno le priorità e si riparte da quelle».
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