Piano contro Lotito: perquisiti i vertici della Banca del Fucino

16 Settembre 2026

L’ombra del complotto per obbligarlo a vendere la Lazio si allarga fino ai vertici dell’istituto con solide radici in Abruzzo. I pm: «L’amministratore Maiolini ha finanziato la campagna ai danni del patron del club biancoceleste»

ROMA

Un vortice di notizie false. Di più: una macchina del fango attivata ad arte per alterare il prezzo delle azioni della Lazio, società quotata in borsa, e costringere il presidente Claudio Lotito a vendere. L’ombra del complotto si allunga sui salotti buoni della finanza romana e, in particolare, sui vertici di Banca del Fucino, con solide radici in Abruzzo. I carabinieri, all’alba di ieri, hanno perquisito il presidente e l’amministratore delegato dell’istituto di credito, rispettivamente Mauro Masi e Francesco Maiolini (cittadino onorario di Tagliacozzo), e il faccendiere Luigi Bisignani, collaboratore del quotidiano Il Tempo. I tre sono accusati di aggiotaggio per aver ordito e alimentato – attraverso articoli sui social network, sulla rivista online Millenovecento e sul giornale romano – una martellante campagna di disinformazione ai danni del senatore di Forza Italia e numero uno del club biancoceleste, ritenuta «concretamente idonea» a drogare deliberatamente le regole e i valori dei mercati azionari.

LE FAKE NEWS

Da giugno 2024, le fake news hanno riguardato l’imminente cessione del pacchetto azionario di controllo della società, lo stato di decozione delle aziende controllate da Lotito (spacciate per così in crisi da non poter più sostenere i pagamenti verso i debitori) e l’intenzione di fare retrocedere volontariamente la squadra per «ottenere il cosiddetto paracadute di 35 milioni di euro». Un’attività di denigrazione, sostiene la procura di Roma, che è stata «in tutto o in parte finanziata da Maiolini», come emerso dall’analisi dei cellulari di alcuni dei coindagati per gli striscioni appesi nei luoghi nevralgici della Capitale e le continue minacce telefoniche.

IL DOCUMENTO

Da qui – spiegano il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e i sostituti Lorenzo Del Giudice e Lucia Lotti – la necessità di sequestrare tablet, smartphone, pen drive, pc e documenti per trovare le prove della macchinazione. O meglio, per dirla con le parole riportate nel decreto di 12 pagine, acquisire materiale informatico e cartaceo è l’unico modo per «individuare tutti i partecipi dell’accordo criminoso», per «verificare l’esistenza di una regia unitaria delle condotte denunciate e accertate» e per scoprire «i mandanti» del piano anti-Lotito. Pochi giorni dopo le prime perquisizioni per «estorsione» e «manipolazione del mercato», nell’ambito dell’indagine “madre” con cinque indagati, sono iniziati a comparire su Il Tempo articoli che seguivano lo stesso filone «delle precedenti pubblicazioni su canali di minor rilievo». L’esempio più eclatante risale allo scorso 31 maggio: nel pezzo dal titolo “Stadio senza tifosi, Lotito come Nerone? Se il mondo Lazio brucia ancora” era riportata «la falsa notizia» di un fantomatico acquisto della Lazio da parte della banca d’affari Jp Morgan per la cifra di 450 milioni di euro e veniva rivolto a Lotito il consiglio di avvalersi di figure della finanza, tra cui «Masi e Maiolini della Banca del Fucino», quali «referenti per l’avvio di un nuovo corso nella gestione della società sportiva». Nello stesso filone, secondo i pubblici ministeri, si inseriscono gli ulteriori articoli di Bisignani del 12 giugno e del 2 luglio, nonché la rubrica da lui curata “Laziale alza la voce”.

CONTATTI SOSPETTI

Dalle indagini dei carabinieri è emersa da un lato la partecipazione («ovviamente legittima») di Bisignani, Maiolini e Masi a manifestazioni pubbliche di protesta dei tifosi della Lazio nei confronti di Lotito e, dall’altra parte, «l’esistenza di non occasionali contatti telefonici tra Maiolini e Bisignani negli ultimi due anni», peraltro «esattamente in corrispondenza con la preparazione e la pubblicazione degli scritti del giornalista».

CACCIA ALLE CHAT

Sono spuntati anche più contatti tra Masi e Bisignani. «La comparsa dell’articolo del 12 giugno», osserva la procura, «risulta significativa anche in relazione a quanto pubblicato il 9 e il 10 giugno dal coindagato Stefano Greco sulla rivista online Millenovecento (“Gli ultimi giorni dell’era Lotito!” e “Habemus Papam! Anzi, due”) riportante l’ennesima falsa notizia della cessione imminente della società». Ecco spiegata, dunque, la necessità di acquisire conversazioni, chat, messaggi e mail «tali da riscontrare ulteriormente quanto emerso dall’indagine».

LA CAMPAGNA DENIGRATORIA

L’inchiesta affonda le radici in una lunga sequenza di denunce presentate dallo stesso presidente della Lazio a partire da giugno 2025. L’imprenditore si è ritrovato al centro di un accerchiamento progressivo che mescola intimidazioni fisiche e veleni mediatici. Il decreto ricostruisce minuziosamente l’esposizione di striscioni con la scritta “Lotito libera la Lazio” davanti alla Camera dei Deputati e in altri luoghi simbolo, come piazza San Lorenzo in Lucina. A queste azioni si sono affiancate telefonate anonime cariche di violenza. Un interlocutore con accento romano, in una chiamata giunta in piena estate, gli intimava di farsi da parte immediatamente, promettendo esiti letali in caso contrario. Si aggiungono poi i voli di aerei pubblicitari sul litorale, le incursioni notturne sotto casa con adesivi oltraggiosi e una pioggia di minacce anche sull’indirizzo di posta istituzionale del Senato. I pm elencano una serie interminabile di provocazioni. Spiccano le mail inviate da sedicenti tifosi, con oggetti che suonano come avvertimenti precisi: “Cuori infranti”, “Il tempo delle chiacchiere è finito”, “Tic tac”.
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