Vannacciani d’Abruzzo, il generale cerca “soldati” in consiglio regionale

15 Settembre 2026

La nuova destra in Abruzzo. Le file di Futuro Nazionale si ingrossano sempre di più, ma manca un nome all’Emiciclo: ecco i papabili

PESCARA. Mese dopo mese, la «sporca dozzina» dei vannacciani d’Abruzzo ha progressivamente aumentato le proprie fila, fino a penetrare nella casa delle istituzioni. Il primo a dichiararsi futurista, a inizio marzo, è stato il sindaco di Notaresco ed ex consigliere regionale in quota Lega Tony Di Gianvittorio. Poi, pian piano, sono arrivati tutti gli altri. A Chieti il consigliere Alessandro Carbone, che da liberale si è riscoperto rappresentante della «vera destra»; a Pescara i campioni di preferenze Valeria Toppetti (ex FI) e Cristian Orta (FdI); all’Aquila l’ex forzista Daniele D’Angelo. All’appello dei futuristi manca solo Teramo per poter vantare una presenza istituzionale in tutti e quattro i capoluoghi. Ma, soprattutto, manca ancora un rappresentante in consiglio regionale. Secondo Di Gianvittorio, che oggi di Fn è il coordinatore, è solo una questione di tempo: «Bisogna soltanto aspettare un altro po’, stiamo lavorando molto. Quello che posso dire è che l’Abruzzo sarà una delle regioni maggiormente rappresentate da Futuro nazionale», assicura.

Su quali siano i consiglieri dell’Emiciclo più papabili per il cambio di casacca, il sindaco preferisce non sbottonarsi. Fonti vicine al partito, però, confermano il lavoro instancabile da parte degli sherpa vannacciani per arricchire l’esercito del generale. E non con un nome qualunque: si parla di un “top player” che «potrebbe fare la differenza» negli equilibri politici regionali. Di certo in politica la novità è una forza attrattiva ineluttabile, specialmente se quella novità è un partito dato in crescita costante dai sondaggi mentre il Carroccio e Forza Italia perdono voti su voti. Fn potrebbe far gola a chi vuole assicurarsi un posto al sole in vista della serie di elezioni che attendono l’Abruzzo, come le Politiche, le Amministrative all’Aquila e per la Nuova Pescara e, più in là, le Regionali del 2029. Tante partite diverse, dai cui esiti dipenderanno eventuali cambi di casacca. Detto più semplicemente: piuttosto che rimanere sulla nave che cola a picco, meglio salire sul carro del generale.

Che gli echi del vannaccianesimo siano arrivati fin dentro l’Emiciclo, è un fatto assodato. Da quanto filtra, delle interlocuzioni sono state avviate con tutti gli esponenti del centrodestra. «Non confermo né smentisco di essere stato contattato», è il commento sardonico di Francesco Prospero, FdI. Marsilio lo vorrebbe come candidato sindaco a Vasto, lui vacilla: «Chi non vorrebbe fare il primo cittadino della sua città, ma senza una squadra all’altezza della sfida...». Con le opportune garanzie, spiega, potrebbe accettare la candidatura. Ma bisognerà prendere presto una decisione, altrimenti «non sarò più disponibile». E quanto a un eventuale cambio di casacca, Prospero nega, anche se sembra volersi togliere qualche sassolino dalla scarpa: «Non ho intenzione di lasciare un partito a cui ho aderito, al contrario di altri, in tempi non sospetti, nel 2018, quando Fratelli d’Italia era al 3%». Evidentemente, il clima in casa FdI non deve essere tutto rosa e fiori.

Parte di questi malumori è legata alla riforma della legge elettorale regionale. Nel corso dell’ultimo vertice di maggioranza, il governatore ha trovato la quadra con i suoi per approvare una legge a cui tiene particolarmente ma che è rimasta invisa a molti esponenti della maggioranza. Sulla carta, tutti hanno accettato di ingoiare il boccone amaro del collegio unico con le doppie preferenze, ma alla lunga il corteggiamento futurista potrebbe avere la meglio su altri tipi di ragionamenti. Gianpaolo Lugini, per esempio, sarebbe il candidato perfetto per Futuro nazionale: proviene dalla lista civica Marsilio presidente, ma è anche uno dei pochi ad appartenere alla tradizione missina ed è tendenzialmente contrario alla riforma elettorale. Il richiamo della «destra autentica» in contrasto a quella «annacquata» che guida il Paese, come ripete spesso Vannacci parlando di FdI, potrebbe essere forte. Lo stesso discorso vale per l’unico altro consigliere cresciuto tra i miti di Almirante e la fiamma tricolore, Leonardo D’Addazio. Il consigliere di FdI, però, si è sempre dichiarato a favore del collegio unico e quindi sarebbe meno motivato a cambiare casacca.

Ci sarebbe un terzo nome, e di peso, che ha alle spalle una storia nella destra sociale: Lorenzo Sospiri, oggi FI. Dopo un periodo di frizioni all’interno del partito, alla fine il presidente del consiglio regionale ha siglato i termini dell’accordo “di pace” con il coordinatore Nazario Pagano davanti al segretario Antonio Tajani. Il posto da capolista al Senato che gli è stato promesso, però, perde progressivamente valore mano a mano che gli azzurri calano nei sondaggi. Nel 2022 Sospiri perse il seggio in Parlamento per un pugno di voti e nonostante il 12% ottenuto dal partito in regione; i sondaggi dicono che questa volta potrebbe andare peggio: chissà che il biglietto più sicuro per Roma non possa strapparlo a Futuro nazionale.

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