16 settembre

Oggi, ma nel 1866, a Palermo, il contingente della regia Marina militare del neonato regno d’Italia, dopo la proclamazione dello stato d’assedio, ripristinava l’ordine pubblico disperdendo i 40mila insorti filo-borbonici contro il nuovo assetto del Belpaese retto dal sovrano sabaudo Vittorio Emanuele II con le cannonate dei sei pezzi in dotazione alla pirofregata a ruote “Tancredi”, dislocata a ridosso del porto, che impediva l’assalto alla prigione. In appoggio c’era la nave da trasporto “Rosolino Pilo” e il 19 settembre arriveranno due battaglioni, da mille armati complessivamente, di fanti da mar, comandati dal capitano di fregata Emmerich Acton (nella foto, particolare, caseggiati colpiti dai bombardamenti navali). La rivolta, promossa al grido «Viva la Repubblica! Viva Francesco II! Viva Santa Rosalia!», sarà detta “Del sette e mezzo”, perché appunto durerà sette giorni e mezzo, ossia fino al 22 settembre.
Ad alzare le barricate era il singolare mix d’insofferenti assortito da: ex garibaldini delusi; soldati appartenuti all’esercito di re Franceschiello rifiutatisi d’indossare la divisa del “nemico”; religiosi penalizzati dalle nuove leggi emanate sotto il tricolore con lo stemma savoiardo come la soppressione degli ordini e l’incameramento dei loro beni, ma anche l’abolizione della festività del 4 settembre della protettrice del capoluogo siciliano; contadini affamati dalle espropriazioni, dal colera e dai combattimenti; renitenti alla leva del nuovo Stato; riottosi politici a vario titolo come mazziniani, socialisti, autonomisti e repubblicani. Si conteranno 233 vittime tra i militari piemontesi guidati dai generali Raffaele Cadorna e Giacomo Calderina.
E, sul fronte dei ribelli, i “pugnalatori” guidati dal principe Romualdo Trigona di Sant’Elia, i “picciotti” del latitante Salvatore Nobile e le “bandiere rosse” del galeotto Salvatore “Turi” Miceli si conteranno mille perdite. Tra ammazzati sul campo di battaglia e soprattutto 127 giustiziati in seconda battuta, dopo essere stati giudicati sommariamente dal tribunale militare allestito per l’occasione. Tra i volumi dedicati alla vicenda figurerà anche quello di Mauro De Mauro, controverso giornalista del quotidiano cittadino “L’Ora” che scomparirà proprio a Palermo il 16 settembre 1970, intitolato “Sette giorni e mezzo di fuoco a Palermo”, che sarà pubblicato dall’editore palermitano Andò, con prefazione dello scrittore di Racalmuto Leonardo Sciascia, nel 1970.
