15 settembre

Oggi, ma nel 1578, a Torino, in piazza Castello, nell’antica cappella ducale di San Lorenzo, avveniva la collocazione della sacra Sindone, arrivata ufficialmente la sera precedente, 14 settembre, da Chambery, per volere del duca di Savoia Emanuele Filiberto, in occasione della visita nella capitale sabauda dell’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo, del 7 ottobre successivo, dopo 5 giorni di marcia, che aveva fatto voto di recarsi in pellegrinaggio, a piedi, per venerare il sacro lino, ritenuto dalla cristianità il presunto sudario di Gesù Cristo, per ringraziare il Padreterno della fine della peste nera -che sarà detta “di San Carlo”- che aveva colpito, particolarmente, il ducato ambrosiano nel 1576 e nel 1577, mietendo complessivamente 18mila vittime.
La Sindone (nella foto, particolare, “Il verissimo ritratto del santissimo sudario del nostro salvatore Gesù Cristo”, acquaforte a bulino su carta attribuita al torinese Giovanni Testa, conservata nella fortezza di Racconigi, Soprintendenza regionale per i beni storici artistici ed etnoantropologici, palesata nell’ostensione del 1931, dal 3 al 24 maggio, in Duomo, come proprietà del principe Umberto II) non lascerà più il suolo della Penisola se non per trasferte momentanee. La manovra, tutta politica, che aveva previsto per la reliquia delle reliquie il passaggio, in gran segreto per scampare alle potenziali trappole di ugonotti e calvinisti, del colle del Piccolo San Bernardo e la sosta nel castello torinese di Lucento, serviva sia per abbreviare il percorso del futuro santo ed evitargli di scavallare le Alpi (vedrà la Sindone più comodamente in Cattedrale e con lui ci sarà anche il poeta sorrentino Torquato Tasso), ma rimarcava anche lo spostamento in Piemonte (particolarmente coinvolto in scontri con Francia e Spagna) del fulcro del potere amministrativo del regno savoiardo, avvenuto nl 1563.
In realtà il lenzuolo con la supposta effige del figlio di Dio era arrivato nelle mani di “Testa di ferro” e dell’arcivescovo Gerolamo della Rovere il 9 settembre. Il fatto era stato tenuto nascosto sempre per questioni di ordine pubblico e per fugare il rischio di assalti da parte dei detrattori della casata al comando. Andando a ritroso, la sindone era stata mostrata pubblicamente per la prima volta in assoluto, nella transalpina Lirey, il 20 giugno 1355, su impulso di Goffredo di Charny, nella chiesa fatta edificare per l’occasione.
