Il prezzo del gasolio sale ancora, le marinerie pronte allo sciopero

Il presidente di Mare blu: «Costi aumentati del 30% tra carburante, manutenzione e personale» Previsto lo stop delle attività il 22 ottobre: «Barche ferme in porto». Appello al governo per gli aiuti
GIULIANOVA. È aria di sciopero in Abruzzo. Il gasolio è alle stelle, con prezzi che hanno superato 1,40 euro al litro e punte di 1,60, e le marinerie si dicono pronte a fermarsi il 22 ottobre. Cresce ogni giorno di più la protesta dei pescatori, alle prese non solo con il caro carburante ma anche con l’aumento dei costi di gestione. «È impossibile andare in mare con questo prezzo del gasolio», dice Walter Squeo, pescatore di Giulianova, presidente della cooperativa Mare blu, nonché membro del Cogevo (il consorzio delle vongolare) e componente nazionale di Federpesca. Il problema, spiega Squeo, riguarda tutte le attività della pesca: «I costi di gestione sono aumentati del 20-30%, tra carburante, attrezzature, cavi, manutenzione e personale», riferisce il presidente di Mare blu. E il conto del gasolio diventa particolarmente pesante per le barche dello strascico: «Un peschereccio può arrivare a utilizzare circa 1.600 litri di gasolio al giorno», spiega Squeo, «con il carburante a questi livelli, la spesa quotidiana diventa sempre più difficile da sostenere».
Per mostrare in modo concreto la drammatica insostenibilità economica per le marinerie, Squeo cita l’esempio del peschereccio giuliese Vikingo, un’imbarcazione da pesca a strascico che arriva a bruciare ben 1.600 litri di gasolio al giorno. Un consumo imponente che non dipende unicamente dalla stazza o dalla potenza del motore, stando a quanto riferisce il presidente di Mare blu, ma dai ritmi di lavoro a ciclo continuo sulle 24 ore: con il costo così alto del carburante la sola spesa giornaliera per il gasolio azzera qualsiasi margine di guadagno per l’armatore e l’equipaggio». La data individuata per la protesta per il momento è quella del 22 ottobre, se confermata: «Noi contiamo di fermarci tutti insieme», fa sapere Squeo, e spiega anche che alla mobilitazione hanno già aderito più di 43 marinerie italiane e che il numero potrebbe crescere.
Lo sciopero riguarda le diverse categorie della pesca, dallo strascico alle vongolare fino alla piccola pesca. Squeo, che è capitano in una vongolara, rassicura anche sulla situazione del mare e del prodotto ittico dopo i periodi di fermo. «Il mare è pulito, le vongole si riproducono nella norma ma torna a vedersi nelle nostre acque qualche esemplare di granchio blu», ma senza particolari preoccupazioni per la marineria locale: «Da noi non ce l’hanno fatta ad attecchire» e quelli rimasti «non sono preoccupanti».
A confermare la difficoltà della situazione è anche l’armatore Giovanni Massi, che è anche commerciante e astatore al mercato ittico di Giulianova: «Prima di tutta questa situazione un prezzo normale era sui 70 centesimi», dice, «quando ci siamo fermati per il fermo biologico il 14 agosto, il gasolio stava intorno all’euro e 20. Ora prezzo è invece salito oltre 1,40 euro: la situazione è insostenibile». Gli armatori chiedono un confronto con il governo.
La richiesta è quella di un tavolo per poter gestire e migliorare una situazione che, con questi costi, rischia di rendere sempre più difficile l’attività in mare. In tema di aiuti, il ministero dell’Agricoltura ha dato il via libera al credito d’imposta per l’acquisto di gasolio e benzina: ammesse 1.937 delle 2.122 domande presentate, per uno stanziamento effettivo di 6.994.671,92 euro. La misura riconosce un credito pari al 20% delle spese ammissibili, mentre la dotazione complessiva arriva a 10 milioni. Per altre 185 domande è ancora in corso l’istruttoria. Gli aiuti non hanno però fermato la protesta.
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