Il sommelier Di Fonzo: «Il vino abruzzese diventi un brand»

19 Agosto 2026

Il professionista è partito da Pollutri per approdare adesso a Londra: «Tanta qualità, ma manca la visione internazionale»

POLLUTRI. I sogni certe volte fanno giri immensi dentro i cassetti per poi piazzarsi dritti in faccia alla prima curva, se si è avuto il coraggio di andarli a cercare. È la storia di Francesco Di Fonzo, 39 anni, originario di Pollutri che ha lasciato un posto a tempo indeterminato nella ex Sevel di Atessa per inseguire la sua passione per il mondo del vino e che oggi si ritrova nel cuore di Londra, una delle capitali mondiali dell’enogastronomia e del lusso. Di Fonzo, solide radici nell’Abruzzo rurale grazie ai vigneti e alla passione di famiglia, è partito con in tasca il suo diploma da sommelier e vive ormai da 8 anni a Londra, dove oggi lavora come wine buyer al Kioku, uno dei più apprezzati ristoranti giapponesi della capitale britannica, situato al sesto piano del prestigioso Raffles London at The Owo, recentemente inserito tra i 50 migliori hotel del mondo e classificato al 37° posto nella graduatoria internazionale del settore. «Lavoravo in fabbrica, avevo un posto stabile, ma sentivo che qualcosa doveva ancora arrivare, che non sarei finito sempre dietro una linea di montaggio. Mio nonno aveva le vigne e vendemmiava. In famiglia possediamo ancora tre ettari di vigneto. A un certo punto ho deciso di provarci». Una scelta che lo ha portato a studiare, viaggiare e misurarsi con un settore dove la competizione è feroce. Degustazioni alla cieca, masterclass, competizioni internazionali e continui aggiornamenti fanno parte della sua quotidianità.

«Non ci si può fermare mai. Il mondo del vino cambia continuamente. Noi ci alleniamo con tasting blind, partecipiamo a corsi e viaggiamo per conoscere territori e produttori praticamente tutti i giorni». Di Fonzo seleziona e acquista etichette provenienti da Nuova Zelanda, Sudafrica, Stati Uniti, Francia, Italia e da alcune delle più importanti regioni vitivinicole del mondo, costruendo una carta dei vini destinata a una clientela internazionale composta da imprenditori, manager, professionisti, vip, attori. Una realtà dove una singola cena può raggiungere cifre importanti e dove il vino meno costoso parte generalmente da 80-90 sterline a bottiglia. Ma tra le etichette internazionali, continua a portare con sé anche l’Abruzzo. Se fino a qualche anno fa la regione dei parchi era quasi sconosciuta al grande pubblico britannico, oggi qualcosa sta cambiando. «Sempre più clienti conoscono l’Abruzzo. Molti ci sono stati in vacanza e mi raccontano delle loro esperienze. Ricordano il mare, la montagna, il cibo e l’ospitalità. Gli inglesi amano viaggiare e negli ultimi anni hanno iniziato a esplorare territori nuovi rispetto alle destinazioni tradizionali».

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