In 10mila per Centrissimo: dal virtuale al reale, che spettacolo

3 Agosto 2026

Cultura, musica e gastronomia senza barriere nella notte di Torre de’ Passeri: la comunità protagonista. L’editoriale del direttore 

TORRE DE’ PASSERI. Diecimila persone mal contate hanno partecipato al nostro compleanno a Torre de’ Passeri. Un successo che ha stupito anche noi, mentre a mezzanotte - incredibilmente - c’era ancora gente che arrivava e parcheggiava la macchina, ancora qualcuno che si metteva a tavola per iniziare la cena. Questa incredibile partecipazione di massa, questo fiume di popolo festante, si spiega con alcuni ingredienti e con una sintesi perfetta di una delle grandi protagoniste della serata, Dacia Maraini (che vi rivelerò solo alla fine). 1) Il Centro, il nostro giornale: questo vecchio ragazzo «ha rimesso - come direbbe Rudi Garcia - la Chiesa al centro del villaggio». Ovvero: siamo una comunità perché siamo connessi. Tutte le connessioni nuove, e antichissime, si articolano intorno al giornale.

2) La trasversalità: molte delle manifestazioni culturali che si svolgono in questo Paese (anche con enorme successo) hanno delle rigide pareti di confine: o sono cultural-politiche o sono gastronomiche o sono esclusivamente musicali. Noi abbiamo fatto una scelta molto netta, presa insieme al sindaco di Torre Giovanni Mancini e applicata anche nella scansione degli spazi: non separiamo nulla, creiamo una grande agorà in cui la musica, il dibattito e la gastronomia stanno tutte insieme. Non solo ha funzionato, ma era un bellissimo spettacolo.

3) Molteplicità generazionale: quasi sempre c’è una selezione anagrafica e i giovanissimi sono tagliati fuori dagli eventi culturali. La bellezza di ieri era vedere bambini e ragazzi sciamare da un appuntamento all’altro: sono molti che hanno visto almeno un dibattito e sentito un concerto. 4) Comunità digitale: le greggi, il cuore di Arrostiland, sono state uno straordinario propulsore collettivo: comunità, paesi, gruppi che si organizzano in rete e poi si mobilitano fisicamente.

Ed ecco la sintesi fantastica di Dacia Maraini, mentre cenava inseguita da ragazze che volevano un autografo: «La cosa più bella che vedo stasera è che tutti questi popoli e queste generazioni, apparentemente diversissime tra loro, sono uniti da un’idea comune, io direi addirittura da un nuovo bisogno: partecipare, esserci, insieme ad altri. Vogliamo tutti passare dal virtuale al reale». Lo dice lei, novantenne cresciuta – come ci ha splendidamente raccontato – in un lager giapponese. La più giovane ragazza tra i protagonisti della nostra festa.

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