Isernia voglia di secessione. Patriciello (Lega) «Sia rispettata la volontà popolare ma no ai contrasti con l’Abruzzo»

11 Agosto 2026

L’eurodeputato del carroccio: «Senza una provincia verrebbe meno l’autonomia di tutto il Molise. I cittadini vengono prima dei confini e vanno ascoltati. Noi politici chiediamoci: cosa non funziona?»

ISERNIA

L’europarlamentare molisano Aldo Patriciello (Lega) interviene sul caso del referendum per l’aggregazione della provincia di Isernia all’Abruzzo. Patriciello, imprenditore, ha ricoperto le cariche pubbliche di amministratore di Venafro, consigliere regionale, assessore e vicepresidente della Giunta del Molise.

Patriciello, visto che cosa ha sentenziato il Consiglio di Stato? Il referendum si può fare. Qual è la sua posizione?

«È semplice: prima viene la democrazia, poi viene il merito della scelta. Non spetta alla politica sostituirsi ai cittadini. Spetta alla politica ascoltare, informare, garantire che il confronto sia libero e consentire alle comunità di decidere il proprio futuro. Credo che laddove venisse meno la provincia di Isernia verrebbe meno l’autonomia regionale del Molise e pertanto qualsiasi forma di riorganizzazione amministrativa non può a mio avviso non contemplare anche la provincia di Campobasso. Ma in ogni caso qualunque sarà la scelta degli abitanti della provincia di Isernia, dovrà essere rispettata. Non sono per i confini contro i cittadini. Sono per i cittadini prima dei confini. Questa, per me, è la vera democrazia. E questo è anche il modo più autentico di essere meridionalisti: mettere al centro le persone, i territori e il loro diritto a costruire il proprio futuro».

Ma non teme che il referendum possa rappresentare una sconfitta per il Molise?

«Il referendum è sempre una grande espressione di democrazia. La politica non deve avere paura della volontà popolare, deve avere il coraggio di ascoltarla. Se i cittadini saranno chiamati a decidere, dovranno poterlo fare liberamente e consapevolmente e il loro voto dovrà essere rispettato. Il Molise non si difende impedendo ai cittadini di parlare. Da parlamentare europeo molisano mi batto ogni giorno perché la nostra regione abbia più infrastrutture, più servizi, più opportunità e maggiore peso politico. E se una parte della nostra comunità arriva a interrogarsi sul proprio futuro istituzionale, la prima cosa che la politica deve fare è chiedersi perché. Quali sono le ragioni di questa scelta? Cosa non ha funzionato?».

Isernia sarebbe più forte se entrasse in Abruzzo?

«Bisogna valutare concretamente cosa cambierebbe per i cittadini: sanità, trasporti, infrastrutture, servizi pubblici, imprese, occupazione, rappresentanza istituzionale e capacità di attrarre investimenti. Da meridionalista, penso che il vero tema non siano i confini amministrativi, ma la capacità dei territori di garantire ai propri cittadini condizioni migliori di vita e di sviluppo».

Lei, però, è un parlamentare europeo della Lega e un rappresentante del Molise. Non dovrebbe difendere l’integrità della regione?

«Difendo il Molise ogni giorno, a Bruxelles e sul territorio. Ma difendere il Molise non significa difendere a prescindere ogni assetto amministrativo. Significa difendere i molisani. La Lega ha sempre avuto nel rapporto con i territori e con le comunità locali uno dei suoi principi fondamentali».

La sua posizione non rischia di essere interpretata come un’apertura all’aggregazione?

«Non credo. Dire che i cittadini devono poter decidere non significa dire quale debba essere il risultato. Non sto dicendo che Isernia debba passare all’Abruzzo. Sto dicendo che, se una comunità viene chiamata democraticamente a pronunciarsi, quella comunità deve poterlo fare e la sua volontà va rispettata».

C’è il pericolo di una contrapposizione tra Molise e Abruzzo?

«Non abbiamo bisogno di una guerra tra territori. Credo che dovremmo lavorare molto di più insieme. Penso alle infrastrutture, ai collegamenti, alla sanità, al turismo, alla valorizzazione delle aree interne e alle politiche europee. In molti casi la collaborazione tra territori può essere molto più importante dei confini amministrativi».

Qual è il messaggio che sente di rivolgere ai cittadini di Isernia?

«Se vi sarà chiesto di esprimervi, fatelo guardando innanzitutto a ciò che ritenete migliore per i vostri figli, famiglie, imprese e per il futuro del territorio».

Se fosse un cittadino della provincia di Isernia, voterebbe sì o no?

«Naturalmente ho le mie convinzioni personali e conosco profondamente il territorio, ma non credo che un parlamentare debba dire ai cittadini come votare su una questione che riguarda direttamente il loro futuro. Se sarò chiamato a esprimermi politicamente, lo farò con grande senso di responsabilità».

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