La povertà delle famiglie costa le vacanze: in Abruzzo una su due vive con un solo stipendio

L’analisi di Openpolis si concentra sui nuclei familiari con un figlio piccolo a carico. I viaggi sono la prima rinuncia. Sinistra Italiana: «Rischio di povertà educativa»
L'AQUILA
La povertà, in Abruzzo, è dietro l'angolo. O sarebbe meglio dire: all'interno di molte case. È sufficiente un dato a fornirne la prova plastica: la metà delle famiglie abruzzesi vive di un solo stipendio, deve rinunciare alle vacanze ed è rischio di povertà educativa. È quanto emerge dal report di Openpolis il cui titolo è tutto un programma: “In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza”. Un’analisi pubblicata su dati Istat che, a leggere i numeri, c’è da preoccuparsi davvero: in Abruzzo quasi una famiglia su due con un bambino piccolo vive con un solo stipendio in casa. E nel pieno di un'estate torrida, in questa cornice precaria, la prima voce a essere tagliata nel bilancio famigliare risulta proprio la vacanza, che porta con sé il rischio di un aumento della povertà educativa. «In un’economia familiare così fragile ai bambini vengono tolte occasioni di socialità e apprendimento fuori dalla scuola», avverte Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo. È la trappola della povertà educativa: chi cresce senza esperienze culturali e ricreative parte già svantaggiato rispetto ai coetanei, e così la disuguaglianza economica diventa disuguaglianza educativa.
In Abruzzo non esiste un solo comune, tra quelli censiti da Openpolis, dove l’incidenza delle famiglie monoreddito con figli piccoli sia sotto la media nazionale storica del 21,7%, ovvero quasi una famiglia su 5. La media regionale invece è al 43,2%, quasi una famiglia su 2. Nei quattro capoluoghi di provincia il quadro è netto: a Chieti il dato è al 50,1%, a Pescara al 47,8%, a Teramo al 44,5%, a L’Aquila al 43,7%. In alcuni casi, il dato peggiora tra il 2015 e il 2022: a Sulmona l’incidenza è salita di quasi 1,7 punti in sette anni, ad Atri di 1,2 punti, a Penne di oltre un punto, a Fossacesia e Casalbordino di quasi un punto. Numeri che si incastrano in una geografia nazionale precisa: un’altra elaborazione Openpolis mostra che l’83,8% dei comuni italiani dove si sommano alta incidenza di famiglie monoreddito con figli e redditi bassi si trova nel Mezzogiorno. L’Abruzzo non fa eccezione: è dentro quella mappa della fragilità. «Qui non parliamo di un’emergenza, ma di una condizione strutturale che riguarda la maggioranza delle famiglie abruzzesi con bambini piccoli. E i dati dicono che in alcuni Comuni la situazione non sta migliorando, sta anzi peggiorando: significa che nessuna politica regionale ha davvero inciso su occupazione femminile, salari e servizi per l'infanzia», spiega Licheri. «Il problema non è la mancanza di volontà delle famiglie di lavorare in due, ma l’assenza di alternative reali: pochi asili nido pubblici e a costi accessibili, occupazione femminile tra le più basse d’Italia, lavoro stagionale e precario che rende impossibile contare su due stipendi stabili tutto l’anno. Mentre la Regione racconta cantieri e turismo in crescita, la fotografia reale è quella di famiglie che rinunciano perfino a una settimana di vacanza per i propri figli: è la spia di un malessere sociale». Licheri incalza: «Le vacanze non possono essere un lusso, perché sono occasioni di crescita culturale e socialità per i bambini e per i nuclei familiari. Servono investimenti veri su nidi gratuiti, stabilizzazione del lavoro femminile e servizi per l’infanzia, non l’ennesimo taglio del nastro». Una condizione, dice Sinistra Italiana, «che si innesta sul crollo del potere d’acquisto: stipendi erosi dal caro-vita e dall’aumento dell'addizionale Irpef. A livello nazionale come Avs», conclude Licheri, «proponiamo lo SbloccaStipendi, una proposta di legge che punta ad adeguare gli stipendi all'inflazione reale». Sul piano nazionale, Openpolis analizza il fenomeno e i dati Istat elaborati nell’ambito dell’indagine sulle condizioni di vita, per ricostruire il quadro sui redditi e le situazioni di povertà, esclusione sociale e deprivazione presenti in Italia. Nel 2025 il 33,2% delle famiglie con un figlio minore dichiara di non aver potuto permettersi di fare almeno una settimana di vacanze lontano da casa. Un’incidenza simile a quella delle famiglie con due figli a carico (31,5%). Il dato aumenta a 53,3% quando invece sono tre o più. Valori in crescita rispetto all’anno precedente. Tra le famiglie con 2 figli minori, l’aumento è di circa 1,5 punti percentuali. Un valore che cresce a 5,1 nel caso di 1 figlio e a 8,9 quando sono 3 o più. Storicamente, le famiglie più numerose presentano più frequentemente difficoltà a permettersi almeno una settimana di ferie. La percentuale di nuclei familiari numerosi più alta si rileva nel 2012 (61%). Per quanto riguarda invece le famiglie più piccole, gli andamenti sono più o meno simili tra di loro. Anche in questi casi, il picco maggiore si registra nel 2012: 50,2% un figlio minore, 49% due.

