L’Abruzzo si svuota: persi 34mila giovani

È emergenza nella nostra regione, L’Aquila la provincia più colpita. Giaccio, coordinatore Ugs: «Mancano le condizioni per restare»
PESCARA. Nell’ultimo decennio, la popolazione abruzzese di età compresa tra i 15 e i 34 anni ha registrato una perdita di 34.232 residenti (pari al -12,1%). Fra tutte le provincie, L’Aquila si presenta come l’area più colpita dal calo demografico giovanile in Abruzzo (-16,5%), posizionandosi al 16° posto della graduatoria nazionale. Nel territorio regionale seguono la provincia di Chieti, che si colloca al 32° posto con una contrazione del 12,5% e Teramo al 36° posto con il meno 11,6%. Chiude la provincia di Pescara con una flessione del 7,8%, dato che la inserisce fra gli ultimi dieci gradini della classifica. L’analisi dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre stima inoltre che, entro il 2029, saranno ben 64.400 i lavoratori regionali ad andare in pensione. Questo scenario ha aperto il dibattito politico, con Sinistra Italiana che accusa i vertici regionali di non porre rimedio «all’assenza di un’occupazione stabile».
Come se non bastasse, il 13,3% dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni è Neet: ovvero non studia, non lavora e non è in formazione. Il fenomeno colpisce anche la nostra regione: secondo i dati del 2024 diffusi dall’Inps, i giovani tra i 15 e 29 anni che non lavorano e non studiano sono 31.242, ovvero il 17,2% della popolazione regionale in quella fascia d’età. La verità è che la differenza geografica tra Nord e Sud persiste: mentre al Nord lo scenario tiene botta ed è più o meno stabile – e questo nonostante i prezzi e gli affitti alle stelle – al sud la situazione peggiora a vista d’occhio. La provincia che ha sofferto di più in questi dieci anni è il Sud Sardegna con un -24% (ovvero 17.905 giovani in meno). Poi ci sono Oristano al -22,7%, Isernia al -20,8% e Reggio Calabria al -19,5%. Mentre Trieste, Gorizia e Bologna registrano un aumento. «Non si tiene in piedi un sistema economico e previdenziale senza lavoro stabile, salari dignitosi e servizi che permettano ai giovani di restare», dichiara il segretario regionale di Sinistra Italiana, Daniele Licheri.
«Mentre la destra discute di remigrazione, la realtà è che l’Abruzzo e l’Italia hanno bisogno di più persone che lavorano, non di meno». E ancora: secondo il Rapporto Italia 2026 di Eurispes, chi resta nel Mezzogiorno guadagna in media 375 euro netti al mese in meno di un laureato del Nord-Ovest a parità di titolo. «Questi numeri li viviamo sulla nostra pelle ogni giorno», aggiunge il coordinatore regionale di Ugs (Unione giovani di sinistra), Alex Giaccio: «Chi resta si scontra con affitti che pesano più della borsa di studio, tirocini che si allungano per anni senza mai diventare un contratto e servizi di salute mentale che restano un privilegio. Mancano le condizioni per restare». Ma bisognerà attendere il prossimo anno per tracciare un bilancio del piano regionale varato lo scorso giugno: una manovra da quasi 25 milioni di euro ideata per dare slancio all’occupazione e sostenere il mercato del lavoro locale. Il pacchetto finanziario prevede incentivi per le aziende, tirocini extracurriculari e progetti mirati per l’inserimento professionale dei soggetti più fragili. Nel frattempo, i dati più recenti diffusi dall’assessore regionale al Lavoro Tiziana Magnacca fotografano un Abruzzo con un tasso di occupazione al 62,4% e un totale di oltre 512 mila occupati, un trend di crescita che si posiziona al di sopra della media del Mezzogiorno.
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