Abruzzo

L’affare dei rifiuti in Abruzzo vale 120 milioni e spacca il centrodestra

7 Ottobre 2026

Il caso politico: le spine della maggioranza. Asse Biondi-Marsilio contro i dissidenti

PESCARA. La partita della gestione dei rifiuti che sta spaccando la maggioranza in consiglio regionale è un affare milionario. Almeno 120 milioni di euro, considerando soltanto le principali città dell’Abruzzo: una montagna di soldi distribuita all’interno di un sistema frammentato e disomogeneo. Centri abitati diversi, società di gestione diverse. Anche all’interno della stessa provincia. Soprattutto, Tari e percentuali di differenziata diverse. E così il progetto di legge elaborato da Nicola Campitelli, consigliere regionale di FdI con delega ai Rifiuti, per superare la parcellizzazione e arrivare a un unico sub-ambito per provincia sta facendo discutere. Senza che sia nemmeno approdato in aula. Accade perché il provvedimento fa alcuni contenti e molti scontenti.

Il caso esemplare è quello dell’Aquilano, non a caso la linea di faglia lungo cui si è aperta la frattura interna al centrodestra. Una provincia, tre realtà distinte – il capoluogo, la Marsica e la Valle Peligna – con società, tariffe e tassi di differenziata distinti. Ad Avezzano e dintorni operano l’Aciam – società nata come pubblico-privata – e la Segen, una in house; mentre a gestire il servizio in Valle Peligna è la Cogesa, nata come consorzio tra 25 Comuni del territorio quasi trent’anni fa. All’Aquila, invece, è l’Asm l’azienda di riferimento. Una grande municipalizzata, da quasi 200 dipendenti (di cui poco meno della metà sono interinali), che negli ultimi anni ha avuto più di qualche problema dal punto di vista finanziario. Tre sistemi diversi, quindi, con tre tariffe diverse. Ad Avezzano il costo della Tari pro capite nel 2025 è stato di 167,5 euro, a Sulmona 236 euro e all’Aquila 224. L’eventuale accorpamento, temono nella Marsica e in Valle Peligna, potrebbe portare a un aumento della Tari a carico dei cittadini a parità di servizio.

Con l’approvazione della riforma dovrebbe essere l’Asm ad assorbire le altre società di gestione dei rifiuti dell’Aquilano – la provincia che corrisponde a quasi la metà del territorio regionale – o almeno questa è l’idea del sindaco Pierluigi Biondi, uomo forte di FdI. A quanto risulta da fonti vicine a Palazzo Silone, il primo cittadino avrebbe anche l’appoggio del presidente Marco Marsilio. L’endorsement non è bastato però a compattare il centrodestra, che su questo punto si è diviso. Contro la sua proposta si sono schierati compatti i rappresentanti all’Emiciclo dei territori interessati, con in testa l’avezzanese Massimo Verrecchia. Il capogruppo dei meloniani in consiglio regionale è infatti il primo firmatario dell’emendamento che punta a mantenere in vita i diversi sub-ambiti provinciali nell’Aquilano. Verrecchia è riuscito a trascinare dalla sua parte una larga fetta della maggioranza. Con lui, hanno firmato l’emendamento l’assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri di FdI, il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri di Forza Italia, il sottosegretario della giunta regionale Daniele D’Amario, anche lui forzista, il capogruppo degli azzurri Emiliano Di Matteo, Marianna Scoccia di Noi Moderati, Luciano Marinucci (Marsilio Presidente), Vincenzo D’Incecco (Lega) e Leonardo D’Addazio (FdI). Insomma, una lista di nomi di peso, che la dice lunga sulla profondità della spaccatura. A rendere ancora più paradossale la situazione è che contro il primo cittadino dell’Aquila, che è anche il presidente regionale dell’Anci, hanno preso posizione una cinquantina di sindaci della Marsica e della Valle Peligna, compresi gli amministratori dei due centri più grandi del territorio – Avezzano e Sulmona – che pure sono sostenuti dal centrodestra.

Al di là della difesa degli interessi locali, colpisce il numero di esponenti della maggioranza che hanno deciso di seguire Verrecchia nella sua battaglia. In molti temono che con l’accorpamento le società più grandi si “mangino” le piccole, perché quello che Biondi vorrebbe far realizzare nell’Aquilano potrebbe ripetersi in altre province.

La settimana scorsa la pattuglia dei dissidenti ha fatto venire meno il numero legale in commissione Bilancio, proprio mentre si sarebbe dovuto votare sul rinvio della Nuova Pescara e sulla gestione dei rifiuti. Domani l’emendamento potrebbe tornarci, prima dell’inizio del consiglio regionale. Lì i nodi verranno al pettine: senza una soluzione condivisa sarà muro contro muro, anche sulla fusione dei comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore. La proposta di rinvio al primo febbraio 2028, firmata da D’Addazio, Verrecchia e Rossi è lì, sul tavolo, e aspetta solo di arrivare in aula. Con buona pace dell’emendamento Sospiri, che puntava alla proroga al 2029 ma senza aver fatto i conti con gli equilibri politici nell’Aquilano.

Per riportare l’armonia nella maggioranza serve un compromesso, ma al momento nessuno sembra voler imboccare la strada del dialogo. Campitelli ha assicurato che non ci saranno «territori di serie a e di serie b» ma, a quanto risulta al Centro, si sarebbe già mosso per cercare un appoggio esterno alla sua riforma tra i banchi della minoranza. Biondi starebbe facendo lo stesso. E ci sarebbe anche un primo sì incassato, quello del capogruppo di Avs Alessio Monaco. Che basti il «soccorso rosso» – come lo chiamano i dissidenti del centrodestra – per chiudere la partita milionaria dei rifiuti e andare avanti insieme fino alla fine della legislatura? Tra 24 ore avremo qualche indizio sulla possibile risposta.